Maggio 2023. Avevo da pochi mesi lasciato Napoli per andare a lavorare a Milano – come tanti, forse tutti – e le probabilità cominciavano a proiettare la squadra, dopo 33 sofferti anni, verso il titolo di Campioni d’Italia. Coi miei amici facevamo i calcoli e avevo iniziato a tormentarmi: “Che faccio, torno? Quando torno?”. Volevo festeggiare nelle strade del centro storico, in scooter sul lungomare, in mezzo alle facce familiari della gente dei quartieri alti e bassi, mischiati e tutti uguali in preda a un’emozione per alcuni costipata per troppo tempo. Ma così non fu.

All’epoca sapevo ancora poco di Milano e di chi ci viveva, di chi come me vi si era mosso da Napoli e provincia e aveva fatto comunità, ancora meno di cosa ci fosse nell’hinterland. Ci vuole tempo, un tempo che il calcio ha consumato. Quel 4 maggio 2023 andai a lavoro un po’ triste, forse solo nostalgica. Una collega che avevo visto pochissime volte – e che forse colse quel mio stato d’animo – mi propose: “Vieni a Rozzano? C’è il maxischermo in piazza, ci sono un sacco di napoletani”. Non sapevo nemmeno dove fosse collocata su Google Maps e accettai.

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Rozzano è un piccolo comune della città metropolitana di Milano, in Lombardia, sulla direttrice che collega il capoluogo a Pavia. Ci vivono circa 41mila persone.
Non esistono dati che possano restituire un’idea di quanti napoletani emigrati e seconde generazioni ci abitano, ma quella sera mi sono sembrati tantissimi. Da allora, ogni volta che ne parlo, utilizzo questa licenza: “È la comunità di napoletani, dopo Napoli, più grande di Italia”, “Davvero?”, “No, non lo so”, debunko poco dopo.

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Ci sono tornata ieri, 23 maggio 2025, per guardare l’ultima partita del campionato e festeggiare il mio secondo scudetto, il quarto per il Napoli. Stesse facce – ne ho riconosciute diverse – stessa energia. Dicono che i napoletani siano scaramantici ma se il prossimo anno vivrò ancora a Milano, a Rozzano ci ritorno.