L'altro giorno la mia amica Mariagrazia* (nome di fantasia, ndr) mi ha dato il buongiorno così:

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Anche se non esiste una definizione universalmente condivisa di situationship aperta, una situationship è generalmente una frequentazione tra il romantico e il sessuale, senza una definizione chiara del rapporto, mentre l’aggettivo aperta sembrerebbe specificare che è esplicitamente prevista la possibilità di frequentare o fare sesso anche con altre persone.

Mariagrazia*, 34 anni, etero, cis, monogama e single, mi ha poi raccontato che trova sempre più spesso questa espressione nei profili delle dating app e che questa sorta di «sincerità fumosa» non la convince, perché può avere risvolti molto diversi: «posso sentirmi in competizione, pensare di piacergli più delle altre perché è sincero con me, oppure non essere gelosa delle altre frequentazioni, ma starci male comunque perché mi sento solo una delle tante, magari quella a cui dedica il mercoledì».

La questione mi ha fatto pensare a una pratica vecchia come il mondo, ma diventata più visibile da quando le nostre vite sono “onlife”, tanto da essere argomento di dibattito su TikTok e recentemente oggetto di studio: il roster dating. Il roster dating consiste nel portare avanti più frequentazioni contemporaneamente, senza rapporti di esclusività, gestendole spesso secondo una gerarchia informale di priorità e attenzioni.

All'interno di un roster possono convivere:

- appuntamenti occasionali
-rapporti prevalentemente sessuali, come le trombamicizie
- situationship (anche “esplicitamente” aperte)

Uno studio del 2026, condotto da Carey Noland della Northeastern University di Boston, sottolinea che i roster possono formarsi anche spontaneamente, senza essere premeditati; e non implicano necessariamente fare sesso con tutte le persone coinvolte. C'è chi frequenta più persone per divertirsi dopo una rottura, chi per sentirsi desiderato, chi per conoscere potenziali partner e chi per non investire tutto su una sola conoscenza.

Eppure, uno studio del 2025 ha rilevato che chi frequenta più persone viene percepito come meno interessato a impegnarsi rispetto a chi ne frequenta una alla volta, anche se i due gruppi non mostrano differenze significative nella loro effettiva disponibilità a farlo.

E quasi tutti i partecipanti allo studio sul roster dating hanno dichiarato di desiderare una relazione stabile in futuro. In tutto questo, emerge anche il peso dei doppi standard di genere: mentre negli uomini avere più partner può essere considerato un segno di successo, alcune donne intervistate hanno raccontato di sentirsi giudicate per gli stessi comportamenti.

Un giudizio che può spingerle a nascondere le proprie frequentazioni, anche quando non hanno promesso esclusività a nessuno. E qui emerge, infatti, un altro aspetto: non sempre chi pratica il roster dating racconta alle persone che frequenta di star uscendo anche con altre. E c'è anche chi, quando gli viene chiesto esplicitamente, preferisce rispondere in modo evasivo.

Quindi le domande sorgono spontanee: quanto è necessario raccontare delle proprie frequentazioni quando nessuno lo chiede esplicitamente? E quanto, invece, preferiamo non sapere? O, per essere ancora più realistici: meglio non sapere finché non se ne parla, oppure preferire qualcuno che mette subito in chiaro di avere una “situationship aperta”, ma di cercare comunque una relazione, magari proprio con te?

«Nel mio caso, preferirei non sapere finché non ci domandiamo, “Ok, stai frequentando anche altre persone? Vogliamo frequentarci solo noi due?”», conclude Mariagrazia*, «perché le cose devono andare in scioltezza, e devo decidere io se accollarmela al momento giusto. Con le frequentazioni è sempre una partita di Poker». E, del resto, non tutti pensano sia opportuno giocare a carte scoperte fin da subito.