Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre è tornata l'ora solare. Alle 3 del mattino, le lancette sono tornate indietro fino alle 2, di fatto ottenendo un’ora in più di sonno. Per i prossimi mesi farà buio “prima”, ma guadagneremo un’ora di sole al mattino. Da tempo si discute sul senso del cambio orario (il prossimo è previsto per il 28 marzo 2027, quando tornerà l’ora legale che accompagna i periodi caldi di primavera ed estate). 

Il dibattito politico è ancora aperto, e l’Italia si sta facendo promotrice di una proposta che punta a istituire il mantenimento dell’ora legale tutto l’anno a livello europeo. Il 15 ottobre il deputato della Lega, Andrea Barabotti, ha presentato una risoluzione per impegnare il Governo a sostenere l'adozione dell'ora legale permanente.

La questione è ferma dal 2019 a livello europeo perché non c’è una maggioranza sulla proposta, avanzata dalla Commissione UE, di abolire il doppio cambio annuale. Solo lo scorso febbraio la Commissione ha avviato un nuovo studio sulle conseguenze economiche, sociali e ambientali che avrebbe l’orario permanente. I risultati sono attesi entro la fine dell’anno, ma per il momento ci sono opinioni contrastanti. 

Ogni modello orario ha infatti benefici e criticità. L’ora legale limita il consumo di elettricità poiché riduce di un’ora l'illuminazione artificiale la sera. Secondo Terna, la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione, quest’anno l'ora legale dovrebbe consentire un risparmio di circa 302 milioni di kilowattora: valgono 80 milioni di euro e una riduzione delle emissioni stimata in 142 mila tonnellate di anidride carbonica. Allo stesso tempo la maggioranza di esperti della medicina del sonno preferisce l'ora solare permanente, perché è più in linea con i ritmi biologici dell'organismo.

Il sistema attuale, che prevede l’alternanza degli orari durante l’anno, comporta comunque disagi non indifferenti. Un piccolo spostamento di un’ora può influire temporaneamente sulle abitudini legate al sonno e ai pasti, dando una sensazione di stanchezza. L’adattamento può durare fino a una settimana, ma dipende da persona a persona.