«Non decidiamo dove nasciamo, ma vogliamo scegliere dove vivere»
di Melissa AgliettiIl diritto a non essere costretti ad andarsene, a vivere dove si è scelto di farlo è rimasto a lungo senza politiche dedicate. La Commissione europea ha iniziato a colmare il vuoto con una strategia chiamata Right to stay, il diritto a restare. La pubblicazione è prevista a inizio 2027, ma cosa conterrà e se ci saranno vincoli, risorse dedicate, obiettivi misurabili, resta in larga parte da definire.
Come spiega a VD Giulia Valeria Sonzogno, ricercatrice in economia, «Right to stay significa assicurare il diritto alle persone di vivere in ogni territorio, siano essi urbani o rurali». Sonzogno ha curato l’analisi del report “I luoghi che contano”, promosso dal l'eurodeputata Cristina Guarda proprio per contribuire al dibattito sulla strategia europea.
E mentre Bruxelles definisce cosa sarà il Right to stay, i risultati del questionario provano a immaginarlo, chiedendo direttamente alle persone Secondo il report, il 78% di chi vive fuori dalle aree interne valuterebbe di trasferirsi se servizi e lavoro migliorassero.
Il 93,6% ritiene importante garantire il diritto a restare da parte delle istituzioni politiche italiane ed europee. Ma il 99% di chi ha risposto ritiene che chi vive nelle aree interne non ha le stesse opportunità di chi vive in città. Questo vale soprattutto se si guarda a trasporti, sanità e lavoro. Ma una persona su due vede anche disuguaglianze di genere marcate, con l’80% delle donne che non ritiene di avere le stesse possibilità di chi vive in città. «Da qui l’esigenza di pensare a interventi differenziati non solo per genere, ma anche per età», spiega Sonzogno.
Eppure, per il 77% di chi ha risposto al questionario il contributo delle aree interne al benessere collettivo e allo sviluppo del Paese è largamente sottovalutato. Ma finché le decisioni saranno «prese altrove», restare o tornare sarà il tipico caso eccezionale di cui il quotidiano locale si potrà occupare. «Quello che abbiamo fatto con questo report è stato avviare una consultazione pubblica e un percorso di ascolto e di co-definizione di quelle che possono essere le linee guida da portare poi a livello europeo e contribuire anche al dibattito nazionale», spiega Sonzogno.
Tra i punti emersi ci sono richieste che anche altre volte abbiamo raccolto anche su VD: servizi, lavoro, cultura, ascolto e spazi per la comunità. Adesso, queste proposte provano ad arrivare direttamente a Bruxelles. Le aree interne non sono soltanto ciò che producono o ciò che offrono al resto del Paese, contributo che spesso nemmeno è disposto nemmeno a riconoscere. E restare, tornare o trasferirsi non devono essere raccontate come scelte di vita individuali, ma come questioni che toccano le nostre garanzie costituzionali di cittadini.
Le aree interne italiane comprendono circa la metà dei comuni del Paese, vale a dire il 60% della superficie nazionale e il 23% della popolazione ma, senza servizi e lavoro, per molti andarsene è l’unica soluzione. A metà ottobre è stato pubblicato il report “I luoghi che contano”, promosso dal l'eurodeputata Cristina Guarda proprio per contribuire al dibattito sulla strategia europea sul Right to stay, il diritto a restare, che riguarda anche chi vorrebbe rimanere o tornare a vivere in un’area interna.
L’analisi del report si chiude con sette proposte: riconoscere il diritto a restare come principio delle politiche europee e nazionali; garantire standard minimi di accesso ai servizi essenziali in deroga ai criteri demografici; destinare risorse stabili alle aree interne nei Piani di partenariato 2028–2034; rafforzare sanità di prossimità, trasporti e servizi di cura; fermare la fuga dei giovani con lavoro qualificato, casa accessibile e spazi di comunità; sostenere agricoltura, energie rinnovabili e presidio del territorio come motori economici; riportare le decisioni nei territori attraverso strumenti reali di co-progettazione. Il tutto dentro un forum europeo permanente sul diritto a restare, che misuri i progressi e orienti la programmazione.
Come spiega Giulia Valeria Sonzogno, ricercatrice che ha curato l’analisi, «sono un punto di partenza di un percorso di ascolto e co-progettazione con le comunità locali e tutte le realtà e i cittadini che vogliono contribuire e che andrà avanti nei prossimi mesi». Perché restare, tornare o trasferirsi non devono essere raccontate come scelte di vita individuali, ma come questioni che toccano le nostre garanzie costituzionali di cittadini.