Caro Vannacci, il femminicidio non è una questione di muscoli
di Melissa AgliettiAl Forum Ambrosetti di Cernobbio, il principale appuntamento italiano su economia e geopolitica, Roberto Vannacci di Futuro Nazionale ha spiegato che le donne sono «esseri fragili», almeno fisicamente. Questa sarebbe la ragione per cui vorrebbe che «chi fa del male alle donne e a qualsiasi essere fragile, marcisca in galera». «Siamo assolutamente convinti che ci debbano essere tutta una serie di aggravanti e di attenuanti, ma che il reato debba rimanere lo stesso, che è l’omicidio», ha aggiunto.
Non c’è quindi bisogno di parlare di femminicidio, reato introdotto come fattispecie autonoma il 25 novembre 2025. Secondo il report ISTAT, nello stesso anno, mentre gli omicidi complessivi in Italia sono calati del 15%, il numero di donne uccise da partner o ex è rimasto identico all'anno precedente. La «fragilità fisica» non spiega perché le donne vengano uccise in casa, da chi le conosce, spesso dopo mesi o anni di violenze, perché la vulnerabilità che produce il femminicidio non è muscolare.
Si tratta invece di un fatto strutturale: dipendenza economica, isolamento relazionale, spazio domestico e di vita vissuto come luogo di controllo. È una fragilità prodotta da un tessuto sociale che ci insegna a crescere senza mai alzare la voce perché altrimenti «siamo sguaiate» e a non farci vedere arrabbiate perché «a una signorina non si addice». Che ci vuole, in poche parole, inermi e indifese, non per dato biologico, ma per costruzione culturale.
Per Vannacci, poi, la prova inconfutabile della fragilità femminile è il fatto che «la caccia e la guerra sono sempre state fatte dagli uomini». La prova della distinzione biologica tra i generi starebbe allora nella violenza letale organizzata, pianificata e reiterata che, per definizione, è un prodotto prevalentemente maschile. E c’è poco da farne un vanto.
In effetti, il femminicidio condivide con la guerra e la caccia alcune caratteristiche strutturali: è sistematico, ha un obiettivo specifico, spesso è premeditato, e segue logiche di controllo del territorio, in questo caso il corpo e la vita di un'altra persona. Usarlo come argomento a favore della distinzione biologica è, involontariamente, un modo per riconoscere che reati di questo tipo esistono e che serve chiamarli con un nome diverso da “omicidio”.