La Notte della Taranta, l'ultimo abbraccio prima che il Sud torni a svuotarsi
di Paolo RussoCi sono sere d’estate che sembrano fatte apposta per essere ricordate. Arrivano quando agosto ha già cominciato a consumarsi, quando Ferragosto è alle spalle e nelle case del Salento qualcuno ha iniziato a mettere le prime cose dentro una valigia. I giorni sono ancora lunghi, il mare è ancora lì, le piazze continuano a riempirsi, ma l’estate ha già iniziato il suo viaggio di ritorno. La Notte della Taranta arriva proprio in quel momento.
E allora si torna a Melpignano.
Si torna per gli amici che vivono fuori e che bisogna vedere prima della partenza. Qualcuno è arrivato da Milano, qualcuno da Bologna, qualcuno da Roma, qualcuno da Torino e per qualche settimana ha ripreso possesso della propria stanza, della propria piazza, del bar dove si andava prima di partire. Durante l’anno certe persone esistono soltanto dentro uno schermo. Ad agosto tornano a essere una presenza reale. Ci si incontra, ci si racconta quello che è successo nei mesi precedenti, si fanno programmi per settembre sapendo già quanto sia difficile mantenerli.
Poi arriva la Notte della Taranta.
E per una sera la partenza sembra lontana.
Melpignano, il 22 agosto, sarà ancora una volta il punto finale del Festival Itinerante della Notte della Taranta. L'edizione 2026 attraversa venti piazze del Salento con il tema “Le vie del Mediterraneo”, prima di arrivare al Concertone. La grande notte di Melpignano, giunta alla ventinovesima edizione, avrà Ermal Meta come Maestro Concertatore e Fredy Franzutti per le coreografie. Tra gli ospiti annunciati ci sono Alessandra Amoroso, Levante, Welo, Maria Mazzotta, Gisela João, Giulia Vecchio e Sayf.
Ma quella sera il palco è soltanto una parte della storia.
L'altra comincia molto prima.
Comincia nelle automobili che attraversano le strade della provincia, nei gruppi WhatsApp in cui qualcuno scrive “ci vediamo a Melpignano?”, nei ragazzi che si organizzano per arrivare insieme, nei genitori che aspettano il ritorno del figlio che vive fuori, negli amici che hanno passato l'estate a rincorrersi tra una spiaggia e una festa e che quella sera hanno finalmente un appuntamento comune.
Comincia nelle case.
Qualcuno si prepara davanti allo specchio. Qualcuno cerca una maglietta lasciata nell'armadio mesi prima. Qualcuno esce tardi perché prima deve salutare la nonna. Qualcuno ha già la valigia pronta in camera.
È la parte della Notte della Taranta che difficilmente finisce nei racconti del grande concerto. Quella che viene prima della musica.
Melpignano, per una notte, diventa un punto di raccolta. Le persone arrivano da direzioni diverse e per qualche ora finiscono tutte nello stesso posto. Chi durante l'anno vive lontano torna a casa proprio quando quella casa sta per tornare vuota.
È una scena che appartiene a molti paesi del Sud. Si parte per studiare, per lavorare, per cercare una possibilità altrove. Poi arriva l'estate e le strade conoscono di nuovo quei volti che per mesi sono mancati. Le piazze tornano piene, le case riaprono le finestre, le tavolate si allungano. Per qualche settimana la distanza sembra avere meno importanza.
E in mezzo a tutto questo c'è Melpignano.
La piazza si riempie lentamente. La gente arriva da ogni parte. Il paese cambia dimensione e il piazzale dell'ex Convento degli Agostiniani diventa il centro di una notte che da anni appartiene all'immaginario del Salento.
Nel 2026 il percorso attraversa venti comuni prima di accompagnare il pubblico verso il Concertone.
Poi parte il tamburello.
Il corpo risponde quasi prima della testa. La pizzica prende spazio, entra nelle gambe, passa da una persona all'altra. Qualcuno sa ballare, qualcuno improvvisa, qualcuno rimane fermo a guardare. Le mani si cercano, le persone si avvicinano e si allontanano, qualcuno ride, qualcuno canta. In mezzo alla folla le distanze abituali sembrano perdere consistenza.
Durante l'anno tutto corre. Le giornate sono appuntamenti, treni, università, lavoro, affitti, scadenze. Poi arriva agosto e il paese torna pieno. Le strade che durante l'inverno sembrano troppo grandi si riempiono di voci. Le piazze tornano a essere piazze. Le persone ricompaiono.
La Notte della Taranta arriva alla fine di questo ritorno.
Ed è forse questo a renderla così particolare.
Mentre la musica continua, agosto è già quasi finito. Alcuni lo sanno perché hanno già il biglietto per il rientro. Altri perché sul telefono c'è una data segnata da giorni. Altri ancora perché quella sera rappresenta l'ultima occasione per incontrare qualcuno prima che ricominci la distanza.
Gli abbracci durano qualche secondo in più. Le fotografie servono a trattenere una notte che presto diventerà un ricordo. I “ci sentiamo” vengono pronunciati con naturalezza, anche quando tutti sanno quanto sia complicato mantenere davvero una promessa fatta tra una partenza e l'altra.
Il Sud conosce bene le partenze.
Le conoscono le famiglie che hanno visto partire figli e nipoti. Le conoscono i paesi che in inverno cambiano voce. Le conoscono i ragazzi che hanno imparato a chiamare casa due posti diversi, quello dove sono cresciuti e quello dove hanno costruito la propria vita.
La Notte della Taranta finisce così per diventare anche una fotografia collettiva di questa condizione. Una comunità che per qualche ora si ricompone nello stesso luogo prima di tornare a distribuirsi lungo strade diverse.
Il ritorno estivo viene spesso raccontato come una vacanza. Qualche settimana al mare, le feste, gli amici, le serate che finiscono tardi. Dentro quei ritorni, però, c'è anche il bisogno di ritrovare qualcosa che durante l'anno rimane lontano.
A Melpignano quel qualcosa prende la forma della musica.
Sta nei volti, negli accenti, nelle parole che durante l'anno vengono usate sempre meno. Sta nella persona accanto, conosciuta da vent'anni, e in quella canzone ascoltata da bambini. Sta in un gesto che appartiene alla terra d'origine e che, in mezzo a decine di migliaia di persone, restituisce per qualche ora una precisa sensazione di appartenenza.
Quest'anno il Festival ha scelto come filo conduttore “Le vie del Mediterraneo”. Le venti tappe attraversano piazze e comunità salentine mettendo in dialogo musiche, lingue e tradizioni differenti.
È un tema che si incastra naturalmente con la storia di questa terra.
Il Mediterraneo è movimento. Partenze e ritorni. Gente che attraversa il mare cercando qualcosa e gente che dal mare torna indietro. Lingue che si incontrano, musiche che si contaminano, persone che portano con sé un pezzo del posto da cui arrivano.
Anche il Sud vive dentro questa continua oscillazione. Una terra che ha visto partire milioni di persone e che continua a convivere con la presenza di chi è rimasto e con l'assenza di chi se n'è andato. Paesi nei quali una parte della comunità torna ogni estate e poi riparte quando la stagione comincia a finire.
Melpignano, quella notte, raccoglie tutto questo.
Non importa se qualcuno arriva da Lecce o da Milano, se ha trascorso l'intero anno in Salento oppure è tornato soltanto per agosto. Dentro quella folla contano soprattutto il ritmo, i volti conosciuti, la musica che arriva dal palco e si allarga fino alle strade.
A un certo punto qualcuno guarda l'orologio.
La notte sta finendo.
È forse questo il momento in cui la Notte della Taranta mostra il suo lato più malinconico. La musica si abbassa, le persone cominciano a cercare gli amici, qualcuno si incammina verso l'auto, qualcun altro rimane ancora qualche minuto. Il piazzale lentamente si svuota. Le strade che poche ore prima erano piene tornano percorribili.
La mattina dopo Melpignano comincerà lentamente a cambiare volto. Le ultime persone si saluteranno, le automobili prenderanno la strada di casa e nelle camere torneranno a comparire le valigie. Per molti ricominceranno le università, gli uffici, gli appartamenti in affitto, le città che durante l'estate sembravano lontanissime.
Il Salento resterà lì.
Le piazze torneranno alla loro dimensione quotidiana, le case richiuderanno le finestre, il rumore del mare continuerà come sempre. Quella folla immensa sarà diventata una fotografia, una voce ascoltata in macchina, un messaggio arrivato durante il viaggio di ritorno.
Rimarrà soprattutto una notte.
Quella in cui amici lontani si sono ritrovati, le strade si sono riempite e per qualche ora nessuno sembrava avere fretta di andare via.
Poi agosto finirà davvero.
E il Sud tornerà a vivere anche attraverso le sue distanze, quelle che durante l'estate sembravano essersi accorciate e che invece erano soltanto rimaste in attesa.
Melpignano resterà alle spalle, con le ultime luci della festa ancora negli occhi. Davanti ci saranno centinaia di chilometri e una nuova stagione da ricominciare. E forse, proprio mentre il paese scomparirà nello specchietto, arriverà quella certezza silenziosa che accompagna ogni fine d'estate: per qualche giorno tutti erano tornati a casa. Poi, ancora una volta, è arrivato il momento di lasciarla.