È davvero così facile rubare in un museo?
«Un furto-lampo con scasso di sorprendente efficienza, eseguito con sconcertante facilità, in sette minuti e in pieno giorno nel più grande museo del mondo»: così Le Monde aveva descritto la rapina dello scorso 19 ottobre al Louvre di Parigi – dove furono trafugati una collana, una tiara (e già siamo a 8 zaffiri e 2.600 diamanti), una spilla, degli orecchini e varie collane; gioielli «difficilmente vendibili», disse Alexandre Léger: «il rischio è che siano smontati e venduti a pezzi».
Oltre ai metodi da heist movie, infatti, bisogna anche mettere in conto cosa fare della refurtiva: la sera di Ferragosto, dal Museo Regionale Accascina, sono state rubate quattro tavole di Antonello da Messina: «la cosa che mi stupisce», ha commentato l'assessore comunale alla Cultura, Enzo Caruso, «è che non sono opere su tela che si possono avvolgere, ma su tavola».
I ladri (presumibilmente quattro), hanno infatti provato a rubare il “Polittico di San Gregorio” del 1473, ma sono riusciti a portare via solo tre delle cinque tavole, appunto – abbandonando le altre due fuori dal museo. L'allarme è scattato proprio quando un cittadino ha chiamato il 112 per segnalare che c'erano dei quadri fuori dal MuMe, intorno alle 21, nel pieno della processione della Vara. «I riflettori accesi ultimamente con l'acquisto di un'opera di Antonello per 15 milioni di euro sicuramente hanno destato l'interesse di tantissimi ladri d'arte», ha detto sempre Caruso: ma «il mercato nero», come scrive anche il Post, «è solitamente poco interessato a opere così costose e che potrebbero essere intercettate da agenti sotto copertura».
La prima ipotesi, quindi, è che le tavole siano in mano alla criminalità organizzata, che potrebbe sfruttarne il valore «come garanzia di pagamento, per esempio in grossi scambi di sostanze stupefacenti o armi». La seconda ipotesi invece è che il furto sia stato commissionato da un collezionista privato, che la dovrà tenere nascosta. I quadri di Cézanne, Renoir e Matisse che erano stati rubati dalla Fondazione Magnani Rocca, in provincia di Parma, fra il 22 e il 23 marzo scorso, intanto, sono stati ritrovati in casa di uno dei sospettati.