L'estetica involontaria delle sagre italiane
C'è la sagra della ranocchia, quella della trippa, del baccello, del cinghiale o della polenta. E poi ci sono le locandine: fotografie sgranate, clipart improbabili, WordArt dai colori sgargianti, font fuori scala e impaginazioni ferme ai primi anni Duemila. Manifesti che dovrebbero solo annunciare una festa di paese e che sui social sono invece diventati un piccolo fenomeno culturale.
Il merito è di Sagre Brutte, il progetto ideato da Lucrezia Cortopassi che raccoglie e pubblica le locandine più kitsch, amatoriali e involontariamente esilaranti delle sagre italiane. Nato quasi per gioco, il profilo è diventato un archivio digitale dell'Italia delle Pro Loco, delle associazioni di volontariato e delle feste di paese, conquistando una community in continua crescita.
Il successo nasce dal fatto che dietro ogni locandina c'è qualcosa che tutti riconoscono: il tendone in piazza, la cucina aperta fino a tarda sera, il gruppo musicale, il manifesto appeso alla bacheca del paese o all'ingresso del bar. Grafiche realizzate spesso con strumenti essenziali e senza alcuna pretesa estetica.
In un'epoca dominata da contenuti patinati, queste locandine raccontano un mondo ancora artigianale, dove conta più riempire una piazza che costruire un'identità visiva impeccabile. E il progetto vive anche grazie ai follower, che ogni giorno inviano nuovi manifesti trovati nei piccoli comuni italiani, contribuendo ad arricchire un archivio che documenta tradizioni locali, volontariato e socialità.
Se da un lato Sagre Brutte diverte con impaginazioni surreali e accostamenti cromatici improbabili, dall'altro restituisce valore a un immaginario spesso liquidato come "provinciale". Quelle locandine non sono solo meme: raccontano una cultura popolare che continua a riempire piazze e tavolate in tutta Italia.
Nel tentativo di raccontare le locandine "più brutte" del Paese, Sagre Brutte ha finito per costruire uno degli archivi più autentici dell'Italia contemporanea. Perché dietro ogni font improbabile e ogni foto a bassa risoluzione c'è sempre una comunità che si ritrova.