Secondo il rapporto Istat 2026, i millennial che si trovano in una condizione economica peggiore di quella dei propri genitori alla loro età sono di più di quelli che l’hanno migliorata. Da millennial, la notizia mi ha stupito? Assolutamente no: nei nostri venti siamo stati una generazione raccontata come molto istruita e particolarmente sfigata, soprattutto per gli stage pagati niente (per chi poteva permettersi di farli); nei nostri trenta inoltrati, poi, per l’impossibilità (senza appoggi) di comprarci una casa degna e la paura economica di mettere al mondo un figlio (soprattutto per chi l’avrebbe voluto). 

«Lavoriamo sempre di più e guadagnamo (o veniamo pagati, aggiungo) sempre meno» è un titolo di Rainews che ho in testa da settimane, perché non è solo una questione di  percezione, ma qualcosa di fattuale. Conosco millennial (anche, sulla carta, con bei lavori) che continuano a lavorare, ma possono permettersi sempre un po’ meno. La questione, però, non riguarda solo una generazione: chiunque può capire (compresi quei genitori che stavano meglio di noi), uscendo con due buste da un supermercato, che ci stiamo impoverendo (shrinkflation, fenomeno per cui i prodotti sono più piccoli ma costano di più, anessa). 

Dal 2019, secondo l’Istat, i salari italiani hanno perso l’8,6% del potere d’acquisto. In pratica il costo della vita è aumentato molto di più degli stipendi (mentre in paesi vicini come la Spagna la retribuzione reale segna un +4%). È una perdita notevole e, secondo l’economista dell'OCSE Andrea Garnero, equivale a ricevere “circa venti giorni di stipendio” in meno rispetto “a 5 anni fa”. C’entra, certo, una questione geopolitica sempre più intricata (pandemia, guerre, Trump), ma questa, tra rincari stellari delle bollette e inflazione galoppante, ha reso solo più evidenti le debolezze strutturali interne, soprattutto del mercato del lavoro (un saluto alle finte partita iva, per dirne una). Ci si vanta tanto che l’occupazione in Italia sia cresciuta ma, se la si guarda da vicino, di che occupazione si tratta? A dismisura, qualitativamente parlando, è aumentata l’ansia finanziaria intorno a me, quella sì, eccome.