Le polemiche sulla campagna di Italia Viva nelle stazioni
Italia Viva ha avviato una nuova campagna di comunicazione e raccolta fondi legata al 2x1000, al centro della quale compare lo slogan “Quando c’era lei”, declinato in una serie di affissioni e contenuti video diffusi anche nelle principali stazioni ferroviarie italiane. L’impostazione della campagna gioca esplicitamente con un riferimento storico noto, quello della formula «Quando c’era lui», associata alla retorica nostalgica del periodo fascista. Nel caso specifico, il richiamo viene applicato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attraverso una serie di messaggi che mettono in fila giudizi critici sull’attuale situazione del Paese: «si pagavano più tasse, i treni arrivavano in ritardo, i giovani scappavano all’estero, la benzina e la spesa costavano di più, l’Italia era meno sicura».
La collocazione delle affissioni ha alimentato polemiche e reazioni politiche, fino a ipotizzare contatti tra istituzioni e vertici del gruppo Ferrovie dello Stato. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, in particolare riportate da La Stampa, sarebbero infatti intervenute telefonate di protesta legate ai contenuti della campagna. Grandi Stazioni Retail ha chiesto a Italia Viva di modificare alcuni contenuti per poter proseguire la diffusione della campagna, dopo una richiesta di proroga avanzata dal partito. La capogruppo al Senato Raffaella Paita ha parlato di una campagna «efficace, ironica, geniale, assolutamente non offensiva», definendo l’intervento della società una forma di «censura».
«La rimozione della singola immagine relativa ai treni, e non della campagna nel suo complesso - ha replicato la società - risponde alle disposizioni che prevedono che le attività pubblicitarie in stazione non siano lesive del contesto ferroviario. Grandi Stazioni Retail pertanto rigetta ogni accusa di censura, precisando che la campagna continuerà a essere trasmessa per il periodo previsto».
Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in una lettera a La Stampa ha respinto ogni ricostruzione di un suo intervento diretto. «Sono tra le persone più criticate e contestate nella storia d'Italia. E non mi ha mai spaventato la critica di nessuno, tanto meno quella che può arrivare oggi che sono al Governo da un partito d'opposizione. Io sono stata all'opposizione per decenni e ho profondo rispetto per chi legittimamente tenta di far valere le proprie idee. Quindi, tranquillizzo tutti: la Meloni non è "furiosa", non si occupa dei manifesti nelle stazioni, non chiama Ministri e Ministeri per lamentarsi di sciocchezze di questo tipo. Sono cose che facevano altri prima di me. Io mi occupo dei problemi concreti delle persone, e continuerò a farlo» ha scritto la premier.