Secondo lo studio Rainbow Europe, pubblicato ogni anno da ILGA-Europe, organizzazione internazionale per la tutela dei diritti LGBTQIA+ riconosciuta dalla Commissione europea e dalle Nazioni Unite, l’Italia continua a perdere posizioni nella classifica europea: oggi occupa il 36° posto, perdendo altre due posizioni rispetto all’anno precedente, accanto a Ungheria e Polonia.

Attualmente, la media dei 49 Paesi presi in esame si attesta intorno al 54%. Tra gli Stati coi migliori risultati spicca la Spagna, che raggiunge l’88,8%, seguita da altri paesi come Portogallo con oltre il 66% e Francia con il 60,25%. L’Italia? Si ferma poco sopra il 24%. Negli ultimi dieci anni si è infatti registrato un progressivo arretramento sul piano dei diritti, e l’epoca dell’approvazione delle unioni civili sembra ormai lontanissima.

Nel report, inoltre, si sottolinea come nel nostro Paese restino elevati i livelli di discriminazione, le famiglie arcobaleno non godano di pieni diritti e sia ancora insufficiente la tutela delle persone intersex. Il documento evidenzia anche l’atteggiamento di un governo poco favorevole ai diritti LGBTQIA+ che, come riportato da ILGA-Europe, si sarebbe opposto a politiche antidiscriminatorie. In tutto questo, manca ancora una legge contro l’omobitransfobia.

Eppure, come ricorda quell’oltre 60% degli italiani che si dicevano favorevoli al DDL Zan già nel 2021, la società, nonostante il contesto, è già più avanti di così, e la vita di tutti i giorni lo conferma. «Le persone LGBTQIA+ sono i nostri fratelli e sorelle, i nostri più cari amici e amiche, e spesso ci illuminano da prospettive che neanche avremmo immaginato, perché se sei una persona cis-etero in un mondo eteronormativo puoi non accorgerti di certi automatismi», ci ha detto Valentina, 35 anni, che fa parte della nostra community. Per questo, nella giornata contro l’omolesbobitransfobia, abbiamo raccolto altre dichiarazioni di persone che, da una prospettiva “ally”, ci hanno detto cosa apprezzano - o “invidiano” nel senso più pregevole - della comunità LGBTQIA+. Perché - cambiando leggermente uno slogan dell’anno scorso - «vennero a prendere te e c’eravamo tuttə!».

«Ammiro la forza con cui molte persone LGBTQIA+ riescono a vivere apertamente la propria identità anche in una società che le espone a giudizi, discriminazioni o ostilità. E credo che noi persone cis-etero diamo troppo facilmente per scontato il privilegio di poter essere “invisibili”, senza dover giustificare o difendere ciò che siamo o chi amiamo». 

Giulia, 30

«Tutti mi prendono bonariamente in giro perché sono piena di amicizie queer. Dicono che sono tipo una calamita per loro. Ma come sarebbe la mia vita senza? Ve lo dico io: noiosa, basic e con un decimo dell’affetto di cui ogni giorno sono grata. Nessuno si azzardi a metterla in discussione. Soprattutto, la loro, di vita». 

Paola, 34 anni

«Delle persone queer ammiro il modo in cui sanno divertisi: ad una festa queer? Si respira una libertà impareggiabile. Invidio meno quella sensazione di doversi guardare sempre intorno, da tutte quelle persone che giudicano. È una fatica costante, no? E questa cosa andrebbe riconosciuta, soprattutto nei casi gravi». 

Marco, 32 anni

«Una cosa che amo delle mie amicizie queer è la libertà con cui si reinventano. C’è molto coraggio nell’essere se stessi in un mondo che ti vorrebbe diverso». 

Valentina, 35 anni

«Due mie amiche lesbiche stanno insieme da una vita. Tra tutte le coppie che ho conosciuto sono quelle che si amano di più. Cosa gli invidio? Fanno sesso anche con altre persone con profonda cura. Quando lo racconto, spesso la gente rimane sconvolta. Per il resto? Ho sentito solo un sacco di storie di corna tra coppie “più convenzionali”. Fa riflettere». 

Marco, 53 anni

«Dalle mie amicizie LGBTQIA+ ho imparato a mettere in discussione le tappe che ci propina la società, sia in termini relazionali che identitari: le loro vite sono una grande fonte d’ispirazione. A quando una legge che le tuteli davvero?».

Alberto, 28 anni