Anche la maternità è diventata una challenge
di Melissa AgliettiNel libro “Un’altra vita”, la giornalista Amanda Hess racconta l’esperienza di diventare madre. Partendo dal suo vissuto, esplora la maternità in un mondo in cui dalle app di fertilità, controllate da uomini, ai social e ai monitor per neonati, essere madri assomiglia sempre di più a una challenge o a un videogame. La lista delle cose da fare per diventare una buona madre - qualsiasi cosa voglia dire - è in continuo aggiornamento. Dagli integratori alla ginnastica, quello che si fa non è mai sufficiente perché come spiega Andrea O’Really, le maternità “intensive”, come quella di Hess, sono una «continuazione delle vite frenetiche» che le donne conducono già come professioniste sul lavoro.
Tra tecnologia, isolamento, consumo, competizione e capitale diventare madri richiede lo stesso grado di dedizione e impegno di quando ci si prepara a un colloquio. E c’è addirittura chi si allena per prepararsi alla gravidanza. Il "trimestre zero", ovvero il periodo preconcezionale, è diventato un trend sui social, con influencer e coach che vendono programmi, integratori e kit da centinaia di dollari promettendo gravidanze più sane. Solo seguendo le loro indicazioni, le future madri potranno garantire ai loro figli «il miglior inizio possibile».
Prepararsi alla gravidanza ha senso e non è di per sé sbagliato, ma dal punto di vista medico le tappe da seguire sono semplici e invariate da decenni: vaccinazioni aggiornate, niente alcol e fumo, integratori di acido folico almeno un mese prima del concepimento e gestione di eventuali patologie croniche. In alcuni casi, come riporta Currie Engel su Wired, i kit proposti dagli influencer possono addirittura essere dannosi. Ad esempio, il fegato di bovino ha livelli di vitamina A potenzialmente tossici in gravidanza, il latte crudo, invece, rischia di trasmettere batteri come la listeria.
Oltre ai rischi per la salute, la pregnancy prep presenta criticità anche sul piano ideologico, scaricando sulle donne la responsabilità di un’eventuale infertilità, che però è a tutti gli effetti una malattia che non si “corregge” mangiando frattaglie e facendo pilates. La fertilità non si può pianificare, così come una gravidanza non è un processo interamente controllabile. L’ansia di performare anche nel momento in cui si sceglie di diventare madri dà l’illusione che - se faremo tutto come si deve - allora noi e nostro figlio saremo felici.
Il punto è che non esistono garanzie in mezzo all’entropia delle nostre esistenze. Vale la pena allora fare come Hess e smettere di performare anche la maternità, spegnendo la telecamera che in modo ossessivo monitora nostro figlio. La lista delle cose da fare per diventare una buona madre - qualsiasi cosa voglia dire - è in continuo aggiornamento. Dagli integratori alla ginnastica, quello che si fa non è mai sufficiente perché come spiega Andrea O’Really, le maternità “intensive” sono una «continuazione delle vite frenetiche» che le donne conducono già come professioniste sul lavoro. La fertilità non si può pianificare, così come una gravidanza non è un processo interamente controllabile. L’ansia di performare anche nel momento in cui si sceglie di diventare madri dà l’illusione che - se faremo tutto come si deve - allora noi e nostro figlio saremo felici. Il punto è che non esistono garanzie in mezzo all’entropia delle nostre esistenze.