Il film (di 5 ore e mezzo) che racconta i 55 giorni più lunghi della Repubblica
Presentato in anteprima al Festival di Cannes e distribuito inizialmente come lungometraggio diviso in due parti, “Esterno Notte” è poi approdato sulle piattaforme – gratis su RaiPlay e su Netflix, in abbonamento – come miniserie in sei episodi. Fabrizio Gifuni interpreta Aldo Moro lungo i 55 giorni del sequestro, fino al 9 maggio 1978, data del ritrovamento del corpo del presidente della Democrazia Cristiana nel bagagliaio della Renault 4 rossa lasciata dai brigatisti in via Caetani, nel centro di Roma, simbolicamente a metà strada tra le sedi della DC e del Partito Comunista Italiano.
Una scelta che richiama la stagione del “compromesso storico”, il progetto politico sostenuto da Moro e dal segretario del PCI Enrico Berlinguer per avvicinare cattolici e comunisti in una fase segnata da terrorismo, instabilità e crisi economica. Il 16 marzo 1978, proprio la mattina del rapimento di Moro in via Fani, il Partito comunista avrebbe dovuto votare per la prima volta la fiducia al governo guidato da Giulio Andreotti: un passaggio politico considerato storico, che avrebbe sancito l’ingresso del PCI nella maggioranza parlamentare dopo decenni di esclusione. Il sequestro e poi l’uccisione di Moro segnarono di fatto la fine di quel percorso politico.
Durante la prigionia, le Brigate Rosse sottoposero Moro a un cosiddetto “processo del popolo”, celebrato all’interno della “prigione del popolo” in cui era detenuto. Nei comunicati diffusi durante i 55 giorni del sequestro, l’organizzazione armata accusava lo statista democristiano di essere uno dei principali responsabili del sistema politico italiano e della repressione dello Stato. Moro scrisse decine di lettere a familiari, dirigenti della DC e istituzioni, chiedendo una trattativa per salvarsi la vita, ma il governo mantenne la linea della fermezza, rifiutando negoziati con i terroristi.
Nel cast anche Toni Servillo nel ruolo di Papa Paolo VI, Margherita Buy in quello di Eleonora Chiavarelli, moglie dello statista, e Fausto Russo Alesi, candidato al David di Donatello come miglior attore non protagonista per l’interpretazione di Francesco Cossiga. Complessivamente il film ha ottenuto quattro David, tra cui quello per la miglior regia a Marco Bellocchio, che torna così sui fatti del 1978 dopo averli già raccontati nel 2003 con “Buongiorno, notte”, dove Aldo Moro era interpretato da Roberto Herlitzka.