"No Kings Days", contro guerre e re. Milioni in piazza in tutto il mondo
Da New York a Londra, fino a Roma, sabato migliaia di persone sono scese in piazza per una giornata internazionale di mobilitazione contro quelli che i manifestanti chiamano i “re” della politica contemporanea: governi sempre più autoritari, leadership personalistiche e guerre decise dall’alto.
Il cuore della mobilitazione è stato negli Stati Uniti, dove il movimento “No Kings” ha organizzato la più grande giornata di protesta dalla sua nascita. In tutti i 50 Stati americani si sono svolte oltre tremila manifestazioni, con milioni di partecipanti che hanno attraversato grandi metropoli e piccoli centri. La mobilitazione prende di mira il presidente Donald Trump e quella che gli organizzatori definiscono una “deriva autoritaria” della sua amministrazione.
Lo stesso è avvenuto a Roma, dove (secondo i numeri degli organizzatori) 300mila persone hanno preso parte alla manifestazione nazionale “Together – No Kings, contro i re e le loro guerre”. Anche in Italia il messaggio della piazza è stato chiaro: contro le guerre e l’idea che la politica possa essere guidata da “re” moderni. Una protesta che ha intrecciato temi internazionali e nazionali, esprimendo opposizione al riarmo e alle politiche del governo, percepite come sempre più autoritarie.
La giornata è stata preceduta anche da un episodio molto controverso. Poche ore prima della manifestazione, l’eurodeputata Ilaria Salis è stata raggiunta in albergo da agenti della polizia per un controllo di identificazione.
A rendere pubblica la vicenda sono stati i leader di Avs, che hanno criticato duramente l’accaduto: “Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Viktor Orban e non intendiamo diventarlo”, hanno dichiarato, chiedendo chiarimenti al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e denunciando una presunta violazione delle garanzie costituzionali.