Caterina Tenisci voleva essere fin da piccola «quella che fa nascere i bambini». I genitori speravano che diventasse medica, ma una volta arrivata all’università ha scelto di iscriversi a Ostetricia, per studiare ciò che sentiva davvero suo. Dopo la laurea, conseguita a Torino nel 2022, oggi è ostetrica e si occupa, tra le altre cose, di diffondere l’educazione sessuale all’interno della comunità islamica, di cui fa parte.

«Ho cominciato a lavorare in ospedale», racconta a VD. «Ma quel modo di lavorare non mi rispecchiava. Mi dicevano che non dovevo passare così tanto tempo a parlare con le pazienti, ma il lavoro di cura per me era proprio questo. Ho assistito anche a casi di violenza ostetrica». Da qui la decisione di lasciare l’ambiente ospedaliero e di approfondire, oltre ai temi legati all’ostetricia e alla ginecologia, anche quelli relativi alla sessualità.

«Sono una donna musulmana convertita e mi sono accorta che all’interno della comunità non si parla di sessualità», spiega. «Nell’Islam, però, il sesso non è demonizzato e non è visto come qualcosa di “sporco” finalizzato solo al concepimento». Al contrario, «la sessualità è intesa come una forma di piacere all’interno della coppia». «Solo che la maggior parte dei membri della comunità fa fatica ad accettarlo». Oggi Tenisci organizza anche incontri sulla sessualità rivolti alle donne musulmane. «In passato mi sono state fatte richieste per certificati che attestassero la verginità delle ragazze», racconta. «Mi sono sempre rifiutata: è una pratica che l’Islam non prevede».

Agli incontri partecipano donne tra i 18 e i 35 anni, ma non mancano anche alcune over 50. Molte arrivano nel suo studio grazie al passaparola. «Spesso restano sorprese nel sapere quale sia la vera visione dell’Islam sulla sessualità». «C’è chi comincia a dire alla mamma, al marito o alla suocera che quello che sostengono è sbagliato. Ma soprattutto vedo donne che iniziano a parlare dell’assenza di piacere o del dolore durante i rapporti», racconta Tenisci. Temi che fino a oggi erano racchiusi nella parola hshouma, che in arabo significa “vergogna”.

«Adesso vedo anche donne e ragazze più serene nel sottoporsi a visite vaginali interne o nell’uso di assorbenti interni, anche se vergini», spiega. «E c’è una maggiore apertura verso l’uso dei contraccettivi. Nell’Islam, infatti, sono vietati solo quelli permanenti». All’interno della comunità, però, non sono mancate le critiche. Alcuni l’hanno accusata di favorire «la promiscuità». «Penso che l’ostacolo non sia la religione», risponde Tenisci. «La religione islamica invita il credente, e la credente, alla conoscenza, che riguarda anche gli aspetti della vita legati alla sessualità».

La vera barriera incontrata nel parlare di educazione sessuale deriverebbe da altro. «Il vero ostacolo è la chiusura culturale che viene giustificata con la religione, perché quando è un’entità più grande di te che ti vieta qualcosa, diventa tutto più facile da giustificare».