Alla fine dello scorso anno diversi articoli raccontavano la fine del clubbing, descrivendo una disaffezione verso il dancefloor da parte delle nuove generazioni. I dati del 2025 appena concluso favoriscono una lettura più sottile della tendenza: ad essere in crisi non è il rito del ballo, ma la sua versione più pop e commerciale. Secondo un’analisi della piattaforma digitale dedicata alla nightlife Teleclub, «mentre il clubbing tradizionale dei grandi eventi e della vita notturna ha arrancato, gli eventi più ‘’family’’ e ‘’unconventional" hanno spopolato, l'interesse anche mainstream per i ravers è stato evidente». E ha avvicinato «nuovi djs, lavoratori, appassionati, cultori, anche tra le nuove generazioni». 


I dati sono indicativi, anche se non esaustivi, poiché non provengono da un ente indipendente. Ma la direzione è chiara. In un anno i collettivi sono aumentati del 17%, le etichette del 31%, i club del 6%, i djs del 33%, gli eventi del 18%, le nuove location del 10%. Il movimento, nota Teleclub, quest’anno si è evoluto moltissimo, trasformandosi. Ci sono sempre più organizzazioni e collettivi che puntano su eventi di qualità da Nord a Sud, non solo nelle grandi città. Queste realtà, ormai popolari, si basano sui valori fondamentali del clubbing che negli anni sono spesso stati sacrificati a dispetto di un’idea più commerciale e depoliticizzata del dancefloor. Fondono quindi «aspetti musicali, sociali e culturali con stili diversi ma sempre di valore», ricorda Teleclub.


Restano comunque le difficoltà economiche. Chi va a ballare lo fa meno spesso (-27%) e in genere spende di meno (-21%). Emblematico il dato sul consumo di alcol, in calo del 13%, che suggerisce un cambio di approccio all’esperienza del clubbing in linea con le tendenze descritte sopra. Tra le altre barriere, Teleclub aggiunge la mancanza di trasporti pubblici efficienti, il costo dei Taxi e l’aumento di percezione di criminalità diffusa nelle grandi città.