I dati ufficiali dell’Istituto nazionale islandese mostrano che dal 2012 al 2024 il numero degli italiani residenti sull’isola è quadruplicato. L’elaborazione è di Roberto Luigi Pagani, ricercatore che dal 2014 vive a Reykjavík, dove insegna islandese medievale all’università. Un andamento che, spiega Pagani in un’intervista a Fanpage.it, non sorprende: «Le ragioni per stabilirsi in Islanda sono molte e riguardano soprattutto la ricerca di pace e di una elevata qualità della vita».

La crescita della comunità italiana è stata progressiva: dai 66 residenti registrati nel 1998 si è arrivati ai 770 del 2024. Originario di Cremona, Pagani si è trasferito in Islanda inizialmente per motivi di studio, attratto dalla cultura letteraria medievale, suo principale ambito di ricerca. Poi ha deciso di aprire un blog e i canali Instagram e Facebook (@unitalianoinislanda), attraverso i quali racconta la sua quotidianità e le curiosità legate alla Terra del Ghiaccio. “Un italiano in Islanda” è diventato anche un libro, edito da Sperling&Kupfer. La decisione di restare - spiega Pagani a Fanpage.it - è stata influenzata anche da fattori legati al benessere quotidiano: «La qualità dell’aria è incredibile, e chi viene dalla Pianura Padana lo nota. Da quando vivo in Islanda non soffro più di allergia».

Anche l’Islanda, però, non è priva di contraddizioni e restano diffusi alcuni luoghi comuni che non trovano riscontro nella realtà: non esiste la settimana lavorativa di quattro giorni e i turni durano mediamente otto ore. «Venire qui significa trovare la pace. Questo non vale solo per gli italiani, ma per chiunque sia cresciuto in una grande città. Il ritmo è molto più lento, e anche nella capitale Reykjavík è come stare in campagna», racconta ancora Pagani a Fanpage.it.

Ciò che cambia in modo significativo è il rapporto tra lavoro e vita privata. «Qui c’è una cultura del lavoro meno tossica. Non c’è l’idea che il lavoratore debba sacrificarsi, e c'è una forte attenzione all’equilibrio casa-lavoro, cosa molto attraente se confrontata con il nostro stile di vita frenetico. Non esistono cose come straordinari non pagati e trattenersi oltre l'orario di lavoro», spiega ancora Pagani nell’intervista a Fanpage.it.