«Abbiamo aspettato il weekend per fare sesso, ma quando ho aperto gli occhi la mia ragazza, in partita iva, era già al pc per un’”urgenza lavorativa”. Ho pensato: anche oggi si scopa prossima settimana», racconta Francesca, 32 anni.  Ovviamente Francesca e la sua ragazza avrebbero potuto trovare 10 minuti per fare sesso, ma alcune persone tendono a rimandare l’intimità, se non hanno la mente sgombra. Il punto è il sovraccarico mentale che non mette nelle condizioni di creare situazioni fertili per provare desiderio sessuale.  Parafrasando Michel Foucault, il capitalismo non solo disciplina il lavoro ma anche tutti gli aspetti apparentemente non economici della vita.

Si insinua nel nostro rapporto col tempo libero, nel modo in cui ci relazioniamo con le persone e di conseguenza anche nella sessualità. Questo pensiero di circa 50 anni fa è ancora attuale, ma dobbiamo aggiungere almeno un altro paio di questioni. La prima è che oggi «al lavoro siamo produttori a tempo pieno, fuori siamo consumatori a tempo pieno», spiega il filosofo contemporaneo Byung-Chul Han. «In mezzo a questi compiti, abbiamo dimenticato il valore del provare o procurare piacere». La seconda è che il sesso è ovunque: sentiamo tantissimi discorsi e parliamo tantissimo di sesso, ma non ne facciamo altrettanto. E, quando lo facciamo, pensiamo debba essere per forza “completo”, spontaneo o volto all’orgasmo.

In sostanza, siamo talmente immersi nel sistema capitalistico da finire per respingere il riposo e persino la noia. Così lasciamo che forme di passività ci inghiottano (es. lo scrolling infinito), finendo per disabituarci sempre più a esperienze come il sesso, che richiedono tempo, impegno e tendiamo a immaginare in modo performativo. Secondo diversi studi inglesei e statunitensi, infatti, le coppie farebbero un po’ meno sesso - soprattutto quello infrasettimanale - rispetto a dieci o venti anni fa. E, secondo l’ultimo rapporto Censis sul comportamento sessuale degli italiani, solo il 41,6% tra i 18 e i 40 anni degli italiani sessualmente attivi farebbe sesso almeno due volte a settimana.

Ovviamente, non esiste un “quantitativo giusto” di sesso nelle coppie. Ma ci sono coppie, come quella formata da Francesca e la sua ragazza, che ne vorrebbero fare di più, senza farsi fagicitare dalle beghe quotidiane. A tal proposito Emily Nagoski, autrice di “Come as You Are”, sostiene da oltre un decennio la magia del sesso pianificato. Soprattutto per le coppie di lungo corso o dove c’è un disallineamento del desiderio sessuale. "Ti mando un calendar" non suona benissimo, ma è un escamotage utile  per rendere la spontaneità possibile.

D’altronde, nella prospettiva foucaultiana, la sessualità è oggetto di un regime biopolitico in cui il desiderio è continuamente prodotto, sorvegliato e regolato. Proprio per questo, fare sesso, programmato o no, o dedicarsi ad altre forme di intimità in coppia, può diventare un momento di resistenza, uno spazio di libertà al riparo dal rumore di fondo, prima che ci fagociti. Insomma, il punto non è “trovare il tempo” di fare sesso, ma “prenderselo”.