Nel 2025, mangiare fuori casa è diventato un piccolo lusso. Non tanto per mancanza di voglia o di tempo, ma perché tutto — dal coperto al caffè — costa più di prima. Lo racconta anche il Financial Times, che ha definito questa nuova realtà “eat-at-home economy”: la crescente tendenza a cucinare o ordinare da casa, mentre il ristorante si trasforma sempre più in un’occasione rara.

La crisi del potere d’acquisto, i prezzi cresciuti del 30% rispetto al periodo pre-pandemia, l’aumento dei salari e dei costi di gestione hanno spinto la ristorazione in una spirale difficile: per sopravvivere, i locali devono alzare i prezzi; ma più li alzano, più i clienti restano a casa.

Un trend ormai globale. Negli Stati Uniti, secondo una ricerca YouGov del 2025, il 37% degli americani dichiara di mangiare fuori meno spesso rispetto all’anno precedente, percentuale che sale al 44% tra le famiglie a basso reddito. In Italia, secondo uno studio di The European House – Ambrosetti, nel 2024 le famiglie hanno speso circa 85 miliardi di euro per consumi alimentari fuori casa, un valore ancora inferiore ai livelli del 2018 e 2019, prima della pandemia. L’inflazione ha inciso profondamente sul potere di spesa: a settembre 2025, secondo l’Istat, le retribuzioni contrattuali reali restano inferiori dell’8,8% rispetto a gennaio 2021.

Se da un lato i ristoranti devono fare i conti con una clientela più attenta, dall’altro supermercati e produttori di piatti pronti stanno intercettando chi un tempo sarebbe uscito a cena ma oggi preferisce replicare l’esperienza tra le mura di casa. Le catene di ristorazione, per non perdere il contatto con il pubblico, hanno iniziato a vendere versioni “da supermercato” dei propri piatti.

Nel Regno Unito, ad esempio, l’imprenditore Charlie Bigham — noto per i suoi piatti pronti premium — ha lanciato la linea “Brasserie”, con ricette come filetto alla Wellington o coq au vin, vendute in esclusiva da Waitrose. Lo stesso hanno fatto Tesco e Gousto, con menù “restaurant quality” a circa 20 sterline.

In Italia, il mercato del delivery continua a crescere: nel 2024 ha raggiunto un fatturato di circa 4,6 miliardi di euro, +8% rispetto all’anno precedente. Le piattaforme come Just Eat e Glovo coprono ormai gran parte del territorio nazionale, con quest’ultima che registra una crescita record del 33% negli ordini. Ma a trainare il settore non sono le esperienze “gourmet”, bensì i pasti economici — panini, pollo fritto, pizze e bibite — con il fast food e il take-away unici segmenti in aumento nella spesa delle famiglie (+24% rispetto al 2019).

Dietro questo cambiamento non c’è solo l’inflazione. Come osserva il Financial Times, c’è anche un mutamento culturale, figlio della pandemia e di una socialità più prudente, più selettiva. Oggi si esce meno, ci si vede meno, e quando lo si fa al ristorante deve “valerne la pena”. «Le persone hanno imparato a cucinare a casa grazie alla maggiore accessibilità di corsi di cucina su piattaforme come Netflix», spiega James Brown, amministratore delegato della catena britannica Prezzo Italian. «Quando i clienti fanno lo sforzo di uscire, le aspettative sulla qualità sono ora molto più alte». L’uscita, insomma, è diventata un evento.

Si esce meno, sì — e quando lo si fa dev’essere per qualcosa che meriti davvero. Un ristorante che valga il prezzo, un’occasione speciale, un momento da ricordare. Ma sarebbe riduttivo, e forse persino offensivo, pensare che tutto si spieghi con una nuova “selettività” culturale. La verità è più semplice: molti italiani, soprattutto chi vive con uno stipendio medio e ha un figlio o una famiglia da mantenere, oggi non possono più permetterselo. Anche una cena in trattoria, un tempo spesa accessibile e rituale di condivisione, può pesare come un piccolo lusso nel bilancio mensile. Uscire a mangiare fuori significa spesso fare i conti — letteralmente — tra mutuo, bollette e carrello della spesa.

Il risultato è che l’esperienza del ristorante, da abitudine quotidiana o del fine settimana, si è trasformata in un’occasione eccezionale, da pianificare e giustificare. Si esce meno, si sceglie di più, si pretende il massimo perché ogni volta conta. Mangiare fuori è tornato a essere un piccolo lusso, e in un Paese dove il cibo è sempre stato un modo per stare insieme e una forma di socialità popolare e democratica, questo è forse il segnale più amaro per la nostra generazione.