Lo scorso weekend di Halloween è stato occupato il capannone abbandonato ex Bugatti di Campogalliano, in provincia di Modena. Si è svolto il free party Witchtek a cui hanno partecipato migliaia di persone provenienti da diverse parti d’Italia ed Europa. Proprio lì vicino, sempre a Campogalliano, tre anni fa venne organizzata un’altra edizione del Witchtek. Fu il primo grande rave durante il Governo Meloni, che da quel momento diede inizio a una stagione di repressione violenta delle feste. All’epoca le forze dell’ordine identificarono oltre mille persone e l’esecutivo rispose con il cosiddetto decreto anti-rave che prevede la reclusione da 3 a 6 anni e multa fino a 10mila euro per i “raduni pericolosi” con oltre 50 partecipanti.

Il decreto comunque non è riuscito nel suo intento. Tre anni dopo il Witchtek è tornato, sempre con un'ampia partecipazione. Anche questa volta è stata ingente la presenza della polizia, che ha proceduto all’identificazione dei partecipanti all’uscita. Ci sono stati anche momenti di tensione domenica mentre si concludeva l’evento, con scontri tra raver e agenti antisommossa che hanno fatto ricorso ai lacrimogeni. Sui social è circolata una richiesta urgente di «maalox; acqua; vestiti e qualcosa per ripararsi dalla pioggia» per supportare «giovani feriti». Si segnalano anche «veicoli e roulotte» danneggiati.  Per tre giorni il capannone abbandonato ex Bugatti si è trasformato in una TAZ, zona temporaneamente autonoma, il termine con cui si identifica politicamente lo spazio in cui viene organizzato un free party: un luogo dismesso che viene occupato per qualche giorno e diventa autogestito. In questo modo, secondo la cultura del mondo rave, si elude il controllo sociale con l’obiettivo rivendicato di costruire un’utopia temporanea, un sistema senza gerarchie basato sulla libertà e il rispetto reciproco.

Gli organizzatori hanno fatto circolare una lettera in cui rivendicano che «la Festa non è solo un momento di svago, è un atto politico [...] Balliamo per rivendicare la nostra libertà e occupiamo per lottare contro la repressione sempre più aggressiva e liberticida». Accusano i media di fare un racconto non corretto su cosa succede all’interno di una festa. Nella lettera si parla di «proiezioni di documentari, presentazioni di libri e tavoli di confronto, accompagnate anche da ciò che ci contraddistingue: la musica tekno». «Cosa succede all’interno di una festa? – continua il testo – In questo caso all’interno del Witchtek varie collettività del nord e del centro italia si sono riunite per riappropriarsi di uno spazio privato, quindi sottratto alle persone, nonché abbandonato a se stesso, ridandogli vita in un fine settimana di autogestione, senso comunitario, formazione e confronto oltre che sensibilizzazione e discussione di temi di estrema rilevanza e urgenza come repressione, diritto all’abitare e genocidio del popolo palestinese». I ricavi ottenuti nel weekend, dichiarano gli organizzatori, verranno devoluti «a Gaza».