I 40 anni sono i nuovi 20
di Vincenzo LigrestiL’altro giorno stavo parlando con un’amica di mia sorella più grande di me, e a un certo punto le dico: «No, sai, perché ormai i 30 sono i nuovi 20». Lei mi ferma un attimo, e tutta seria mi risponde che non è per niente d’accordo, perché ormai «i 40 sono i nuovi 20». Ci ho riflettuto un po’, e alla fine, credo ci sia un fondo di verità.
Ovviamente il discorso non vale per tutti i quarantenni, e di certo non dal punto di vista biologico o degli imparagonabili carichi di responsabilità. Ma oggi, per aspetto, atteggiamento e modo di vestire, molte persone intorno ai 40 appaiono decisamente più “giovani” rispetto alle generazioni precedenti. Lo dicono i meme che li confrontano coi genitori; gli articoli sui millennial che, nonostante siano cresciuti, continuano a vestirsi come vogliono; o gli studi, come quello a firma di David C Rubin, secondo cui molte persone over 40 si sentono almeno il 20% più giovani della loro età. Così, per indagare un po’ più la questione, ho chiesto nelle ultime settimane alle persone nei 40 di dirmi le cose "considerate da 20enni” che continuano a fare spesso. Ecco una sintesi delle risposte più frequenti raccolte: guardare serie per teenager, andare spesso ai concerti, ai festival (soprattutto techno), ballare fino all’alba, partire con lo zaino, vestirsi come dei 20enni, farsi tatuaggi e piercing, fare sesso senza impegno, ma anche convivere con dei coinquilini o essere precari (non per scelta).
Soprattutto gli ultimi punti dipendono dagli aspetti sociali contingenti: gli stipendi stagnanti e l’inflazione sono delle spade di Damocle sulle teste degli italiani; e secondo i dati Istat, per esempio, le famiglie formate da una sola persona hanno superato quelle con figli: il che vuol dire, per scelta o meno, più tempo da dedicare a se stessi. In tutto questo però c’è un grande merito: volenti o nolenti, coi loro modi di stare al mondo, molti millennial stanno abbattendo l’ageismo imperante, perché un conto è l’età soggettiva, ovvero quella che percepisci, un conto è quella spirituale, ovvero quella che ti senti, e un altro è quella anagrafica. E questo, in fondo, vale a ogni età.