Chi lo dice alla Rai che esistono uomini gay di tutti i tipi?
di Vincenzo Ligresti«Ma un gay come si riconosce?». La domanda è già meme, e farebbe pure sorride se non fosse stata pronunciata nella tv di Stato in un surreale siparietto tra Ingrid Muccitelli, Alessandro Cecchi Paone, Concita Borrelli sul controverso annuncio di lavoro indirizzato a soli parrucchieri omosessuali (molto utile alla narrazione vittimistica meloniana e del “mondo al contrario” vannacciano). Da lì apriti cielo: una sequela di banalità sul fatto che gli uomini gay si riconoscono facilmente, dagli “ammicamenti della bocca”, dalla loro “chimica diversa con le donne”, “perché il gay ha un corpo maschile ma guarda al femminile”.
Ma facciamo ordine. La questione non è l’orientamento sessuale, è associargli dell’”attitudine” stereotipica, facendo molta confusione tra chi la gente si scopa e come si approccia alla vita, perché un conto è con chi vai a letto e un altro sono i miliardi di sfumature dell'espressione di genere, ovvero come ti comporti nel mondo in base al binarismo di genere, quella limitata finestrella che dice "questo è da femmine" e "questo è da maschi", che rovina in primis gli uomini etero. È il peccato originale di chi non vuole l'educazione sessuo-affettiva, e per estensione di telemoloni: far finta di non comprendere, o non comprenderlo affatto per disinteresse, che spiegare la complessità del mondo attraverso i luoghi comuni riduce la capacità di comprenderlo.
Esistono uomini gay parrucchieri o camionisti, sensibili o stronzi, che frequentano solo gruppi “masc per masc” e detestano “i gay femminili”. Uomini gay con o senza amiche donne, “etero-passing” di fronte ai quali scatta la tipica frase: «No davvero, è gay? Ma non ha niente di gay» (come se fossimo ancora ai tempi del Bagaglino). E, da persona queer, vorrei assicura tutti: l’unica volta che ho provato a tagliarmi i capelli da solo, mi sono tagliato un pezzo di lobo. Non è stato un bello spettacolo.
A dirla tutta, poi, la Rai si è scusata. Del resto uomini gay e alleati, soprattutto quelli “insospettabili”, votano e pagano il canone per una tv sempre più scadente, dei “tutorial su come fare la spesa”, delle “Donne dell’Est”, dalla lunga storia delle censure ai film Lgbtqia+.