La vicenda del gruppo Facebook, poi chiuso dopo le segnalazioni, dove alcuni uomini condividevano foto non consensuali delle proprie compagne, ha riportato l’attenzione su un fenomeno più ampio. Dal 2005 era online Phica.eu, un forum chiuso solo qualche ora fa che ospitava scatti rubati o frutto di revenge porn, con una sezione dedicata alle cosiddette “VIP”, dove erano finite immagini non autorizzate di Giorgia Meloni, sua sorella Arianna, Elly Schlein, Chiara Ferragni, Paola Cortellesi, Mara Venier e altre personalità della politica e della cultura. Il forum contava circa 800 mila iscritti e oltre 10 milioni di messaggi, e negli ultimi giorni, dopo le denunce di alcune delle influencer coinvolte, la polizia postale aveva avviato un’indagine. Alcune foto erano accompagnate da hashtag sessisti. Una petizione su Change.org ha raccolto oltre centomila firme per chiedere la chiusura del forum, che alla fine è avvenuta per scelta dei gestori: «Nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a bloccare in tempo tutti quei comportamenti tossici che hanno spinto Phica a diventare, agli occhi di molti, un posto dal quale distanziarsi piuttosto che sentirsi orgogliosi di far parte», si legge ora sull’homepage del sito.

Il gestore del sito era anonimizzato e, secondo Repubblica, il portale veniva gestito dall’estero. Prima della chiusura, gli investigatori avevano cercato di verificare se i Paesi di gestione avessero accordi bilaterali con l’Italia sul contrasto ai reati informatici; in caso contrario, la chiusura definitiva avrebbe potuto risultare più complessa, e il sito rischiava di riaprire altrove. Il fondatore sosteneva di non essere responsabile dei contenuti pubblicati dagli utenti e di mettere solo a disposizione la piattaforma. Prima della chiusura, alcuni iscritti avevano chiesto la rimozione dei propri contenuti e la cancellazione degli account.

Per procedere contro gli amministratori sarebbe stato necessario un decreto dell’autorità giudiziaria. Alcune associazioni avevano valutato una class action. Secondo Repubblica, in passato non era complicato risalire all’identità degli utenti coperti da nickname, molti dei quali italiani e quindi potenzialmente perseguibili per diffamazione, minacce e istigazione a commettere reati.

Alessandra Moretti, eurodeputata Pd, sottolinea la gravità della situazione: «Le donne appaiono come semplici oggetti su cui riversare violenze e brutalità. Casi che possono riguardare ogni donna, senza distinzione sociale o di notorietà, e per questo ancora più insidiosi». Secondo Moretti, siti come Phica.eu «istigano allo stupro e alla violenza».

L’eurodeputata aggiunge: «Invito tutte e tutti a denunciare: proprio perché può accadere a tutte noi e soprattutto alle più giovani, bisogna che chi ha una maggiore visibilità e maggiori responsabilità, come nel mio caso, si faccia promotore di battaglie in difesa dei diritti e, aggiungo, in difesa della sicurezza delle donne: violenza porta violenza. È evidente che la violenza contro le donne sia ormai fenomeno strutturale della nostra società intrisa di una cultura patriarcale che può essere sconfitta con l’educazione affettiva e sessuale a partire dalla scuola. Negare o sminuire la gravità di questi fenomeni significa non prendersi cura della sicurezza delle donne e del livello di civiltà di un paese».