Al mare sì, ma a che prezzo?
di Davide TragliaPer molti italiani, andare al mare non è più una semplice scelta estiva, ma un calcolo di spesa che scoraggia ancora prima di partire. In molte località, affittare un ombrellone con due lettini per una sola giornata può costare quanto la spesa settimanale di una famiglia, e fermarsi a mangiare un panino al bar del lido può arrivare a 15 o 16 euro. Se si aggiunge una bibita, un caffè e magari un aperitivo al tramonto, la spesa sale rapidamente, trasformando una giornata di relax in un piccolo lusso che non tutti possono permettersi.
Un’indagine di Altroconsumo, condotta su oltre duecento stabilimenti balneari in dieci località tra le più frequentate d’Italia, mostra che ad agosto, in alta stagione, per una settimana di ombrellone e due lettini nelle prime file si spendono mediamente centinaia di euro: si va dai 150 euro di Rimini ai 340 di Alassio, dove la prima fila arriva a 354 euro. In alcune mete come Gallipoli, Alghero o Viareggio i prezzi superano facilmente i duecento euro a settimana. Rispetto allo scorso anno, l’aumento medio è del 5%, ma in alcune località si sfiora il 9%.
E questa è solo la base. Pagare l’ingresso in uno stabilimento non significa aver coperto tutte le spese. Il momento del pranzo è spesso il più critico: in molte strutture, introdurre cibo e bevande dall’esterno è vietato, una pratica che la legge non consente ma che resta diffusa. Di fatto, l’unica alternativa è ordinare al bar del lido, dove un pasto veloce – panino o insalata con bibita – può costare tra i 15 e i 22 euro a persona, mentre un piatto di pesce con un calice di vino supera facilmente i 30 euro. Anche il caffè, in riva al mare, si paga di più: 1,50-2 euro. Secondo il Codacons, una famiglia con due bambini può arrivare a spendere tra i 100 e i 110 euro per una sola giornata di spiaggia, sommando attrezzature e consumazioni.
Il caro-spiaggia si inserisce in una tendenza più ampia: secondo i dati Istat e le elaborazioni del Codacons, i prezzi delle vacanze estive sono aumentati quasi ovunque. I voli nazionali costano il 35,9% in più rispetto allo scorso anno, i traghetti il 10,9%, i pacchetti vacanza nazionali il 10,3%, case vacanza e B&B il 6%, mentre stabilimenti balneari e piscine registrano un +3,4%. In molti casi, andare in una capitale europea può risultare più conveniente che trascorrere una settimana sul litorale italiano.
Il governo respinge l’idea di un calo del turismo, citando dati che prevedono 70 milioni di arrivi tra giugno e settembre, in crescita rispetto al 2024. Eppure, sul campo, le cose non sembrano così rosee. Confimprenditori parla di un calo medio del quindici per cento nelle presenze di luglio, con punte del venticinque in alcune zone e spiagge vuote nei giorni feriali. Tanto che perfino i balneari, storicamente vicini alla destra di governo, hanno chiesto un tavolo urgente con la ministra Daniela Santanchè per affrontare la situazione. Tra dati del governo che raccontano una stagione da record e testimonianze di stabilimenti deserti, resta un fatto: per molte famiglie italiane, il mare di casa è diventato più costoso di una vacanza all’este