Dove vado in vacanza? Lontano dal mio telefono
di Samuele MaccoliniLa prima cosa che ho fatto quest’estate: scaricare una guida per un cammino, tramite un’app. La seconda cosa che ho fatto quest’estate: ordine nel mio smartphone. Perché in quella che è diventata la schermata della nostra esistenza convivono vari aspetti di noi stessi. E stanno appiccicati, letteralmente. Lavoro, musica, affetti. Carte, concerti, meme. Mobilità, viaggi, cibo. Giornali. Utility.
La terza cosa che ho fatto quest’estate: finire di leggere il libro di Francesco Marino, Turisti della realtà (Edizioni Tlon, 2025). Ho scritto a Francesco qualche settimana fa: lo finisco appena posso godermelo. È finita che pur di godere un pochino in un momento complesso – così è per molti vicino ai 30 – l’ho finito. Ed è un po’ come se ci fossimo tolti le parole di bocca, io e Francesco.
«Il turismo della realtà e la società dell’iperspettacolo sono sistemi che rifiutano l’attesa». E ancora, «mi pare possa essere un punto di partenza interessante: recuperare il valore dell’attesa inteso come atto di resistenza, come occasione per rallentare e dare spazio al pensiero, all’immaginazione, alla semplice presenza del momento. Recuperare il valore dell’attesa significa sfidare l’ossessione del tempo produttivo, restituire dignità ai tempi morti».
L’aspetto più drammatico dei social – parafrasando – è la mancanza di soglie da varcare. Viviamo in un eterno presente. E va bene. Ma solo se il media rimane media; se è insomma un mezzo per ottenere qualcosa (informazioni, la risata di un amico, gratificazione istantanea). Ma la vita sta da un’altra parte, oltre quel rettangolo.
Dare i nomi alle cose vuol dire definirle. Perciò quest’estate sarebbe bello usare il telefono, i social, per quello che sono: oggetti nelle nostre mani, di cui fruiamo come desideriamo. Non deve essere il combinato disposto di capi, monotonia, dopamina e convenzioni sociali a decidere per me, te, noi.
Come si legge alla fine de La Polvere del Mondo di Nicolas Bouvier – anche qui, altra gran lettura di viaggio – «una volta oltrepassate le frontiere, non ridiventeremo mai più quei miserabili pedanti che eravamo». 10 anni dopo come allora, mi pare un buon proposito d’estate.