Un gruppo di host Airbnb bolognesi ha deciso di inviare una lettera aperta al CEO dell’azienda, Brian Chesky, per chiedere di cessare le attività legate agli affitti brevi nei territori palestinesi occupati, in particolare in Cisgiordania e Gerusalemme Est, dove affittuari e ospiti continuano a utilizzare inserzioni in insediamenti israeliani considerati illegali dal diritto internazionale .

«Siamo host per vocazione. Accogliere è il nostro mestiere, la nostra passione e la nostra identità», hanno scritto nella lettera. «Abbiamo scelto di aprire le porte delle nostre case, delle nostre città e del nostro tempo perché crediamo profondamente nel potere dell’incontro, della fiducia e del rispetto reciproco. In un mondo spesso segnato da divisioni, l’ospitalità è un un atto di pace. Proprio per questo, oggi sentiamo l’urgenza di esprimerci contro ogni forma di ingiustizia e complicità silenziosa, anche quando riguarda la piattaforma con cui lavoriamo ogni giorno: Airbnb». 

Gli host chiedono a Airbnb la rimozione immediata di tutti gli annunci all’interno di insediamenti illegali in Cisgiordania e Gerusalemme Est, la pubblicazione di una posizione chiara e trasparente sull’uso della piattaforma in zone di conflitto e violazione dei diritti umani e l’organizzazione di un confronto etico con la comunità degli host sull’importanza di un “turismo responsabile” e non complice con le dinamiche di occupazione.


«Abbiamo aperto una mail, hostsforpalestine@tutamail.com, cui tutti, host e guest, possono rispondere per inviare l’adesione alla nostra lettera – hanno detto al Resto del Carlino –. «Non abbiamo padrini che ci stanno aiutando, è una iniziativa di un gruppo spontaneo, che risponde al bisogno di non sentirsi complici. Speriamo di ricevere molte email perché Airbnb senta la forza e la giustezza della nostra richiesta».