Lo scorso novembre a Bologna, pochi giorni prima delle elezioni regionali, c'erano stati scontri tra polizia e manifestanti antifascisti. Le persone erano scese in piazza in segno di protesta verso un'iniziativa che ancora oggi ci si chiede come sia stato possibile che abbia ottenuto l'autorizzazione.

Parliamo di una manifestazione della destra estrema, organizzata da diverse sigle estremiste fra cui la Rete dei Patrioti e Casa Pound. A turbare non era solo il contesto - un presidio "anti-degrado", come tanti altri che da tempo attirano nei quartieri delle città i militanti neri - ma soprattutto il luogo. 

Il raduno era infatti in pieno centro e vicino alla stazione di Bologna. Quella che il 2 agosto del 1980 fu teatro di uno dei più indelebili oltraggi alla democrazia durante la prima repubblica: la strage neofascista che uccise 85 persone e ne ferì 200.

Le sentenze negli anni hanno svelato l'intreccio tra i terroristi di destra che piazzarono la bomba e il ruolo decisivo della loggia massonica P2 insieme a membri deviati dei servizi segreti militari

La classe politica della destra che governa oggi l'Italia si è formata negli stessi contesti e ambienti frequentati in quegli anni dagli estremisti che volevano minare la democrazia attraverso la nota "strategia della tensione". L'obiettivo ultimo era quello di instaurare un regime autoritario nel nostro Paese.

Oggi il panorama politico è molto diverso da quello degli anni di Piombo. Ma la mancanza di autoanalisi, reticenza diffusa - financo a vere e proprie provocazioni - della destra di Governo quando si torna a parlare di quegli anni non fanno onore ai morti del terrorismo politico. Che erano, prima di tutto, persone comuni. Civili innocenti. Per questo, a distanza di mesi, la manifestazione neofascista dello scorso novembre lascia ancora l'amaro in bocca. 

Sempre in quei giorni il Sindaco di Bologna Matteo Lepore aveva partecipato a un presidio in stazione per commemorare le vittime della strage con i parenti ancora in vita. Lepore, insieme al presidente dell'associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, aveva sollevato in quell'occasione il tema centrale della questione: perché il prefetto, cioè la propagazione territoriale del Ministero dell'Interno, aveva autorizzato quella piazza? A 45 anni esatti dalla strage, non è ancora stata fatta chiarezza