Un gioco di carte per dire cosa ci piace fare a letto (senza tabù)
di Chiara D'Andrea«Regola numero uno: l’entusiasmo è decisamente più importante della tecnica», afferma Eric, uno dei protagonisti della famosa serie britannica Sex Education. Un invito a considerare il sesso più come un divertimento che come un atto performativo.
La necessità di un cambio di prospettiva su un tema che per molti è ancora un tabù è stato il punto di partenza per quattro studentesse dello IED di Roma, che hanno ideato il gioco di carte S3sso in scatola. Un progetto nato per promuovere una visione della sessualità libera e inclusiva. L’obiettivo del gioco non è quello di vincere, ma quello di raccontarsi e indagare sui propri desideri. L’attività ludica diventa, in questo caso, un mezzo per esprimere le emozioni senza la paura di sentirsi giudicati e senza doversi conformare a modelli imposti dall’esterno.
«Confrontandoci con i nostri coetanei e facendo alcune ricerche – raccontano le ideatrici del progetto – abbiamo notato che il sesso viene spesso visto come una performance, questo avviene soprattutto perché si cercano risposte e modelli nella pornografia».
Che il web sia una delle principali fonti di informazione sul sesso non è un mistero. A confermarlo è anche un’indagine di Ipsos per Save the Children incentrata sul rapporto tra i giovani e la sessualità. Il report rivela dati significativi: il 47% degli adolescenti intervistati, per informarsi sulle pratiche sessuali, consulta siti web e articoli online, mentre il 22% fa riferimento ai siti pornografici. La ricerca di informazioni avviene nella maggior parte dei casi in autonomia, mancando completamente un dialogo aperto sul sesso. Il consumo di materiale pornografico in giovane età è spesso spia di una solitudine affettiva e può generare dipendenza, ansia da prestazione e disagio. Qualche anno fa avevano fatto scalpore le parole della cantante Billie Eilish, che aveva parlato apertamente di come il porno abbia inciso negativamente sulle sue prime esperienze sessuali, portandola ad accettare, senza opporsi, pratiche indesiderate.
«S3sso in scatola è nato per provare a togliere i tabù che ci sono attorno alla sessualità – raccontano le studentesse – e riuscire a dire, attraverso le carte del gioco, cosa ci piace e cosa invece non amiamo fare». Le regole sono semplici: c’è un mazzo da 80 carte, suddiviso in due gruppi. Ogni giocatore ne deve scegliere 10, sulla base delle proprie preferenze sessuali. Nel mazzo ci sono anche delle carte che si possono usare per dire «non mi piace», «basta così», «parliamone»; oppure delle carte vuote in cui poter aggiungere liberamente nuove azioni. Attraverso le scelte dei giocatori e le loro risposte si costruisce, di volta in volta, un percorso sessuale condiviso.
Il progetto mira ad ampliare il dialogo sulla sessualità per colmare una mancanza culturale importante. L’Italia è infatti uno dei pochi paesi europei in cui l’educazione sessuale non è ancora materia d’insegnamento. L’ultima proposta di legge del Ministro Valditara, che ha introdotto nuove disposizioni in materia di consenso informato, non sembra incoraggiante.
«Il nostro gioco è nato per educare e informare – concludono le studentesse – e ci piacerebbe molto portarlo nelle scuole. Nella nostra esperienza, durante le poche ore di lezione dedicate a questo tema, non si parlava né di consenso, né di piacere. Quando abbiamo fatto l’evento di lancio di S3sso in scatola, la reazione delle persone è stata positiva ed è andata oltre le nostre aspettative». Un segno di speranza che mostra la forza di un progetto che vuole abbattere i vecchi tabù sulla sessualità e, allo stesso tempo, costruire nuove narrazioni.