Perché dobbiamo pagare per andare in bagno?
«La presenza di un bagno gratuito e accessibile trasforma lo spazio pubblico da luogo di passaggio a luogo in cui poter davvero trascorrere tempo senza preoccupazioni e senza spendere soldi». A parlare è Marta, portavoce del collettivo Infraestrutura Pública, che lotta per difendere gli spazi pubblici di Lisbona. Marta è stata intervistata dalla giornalista Roberta Cavaglia, che cura la newsletter Iberica, «che ogni settimana ti porta in Spagna e Portogallo, senza prendere l’aereo».
Una delle prime azioni dimostrative è avvenuta in Praça Paiva Couceiro, in cui il collettivo ha posizionato 48 sedie che il Comune aveva tolto durante la pandemia. Si tratta di un «esempio per dare visibilità a un problema molto più grande: la sparizione delle infrastrutture che rendono lo spazio pubblico davvero tale», spiega Marta.
Poi, hanno sentito il bisogno di porre l’attenzione su un tema molto sentito, a Lisbona e in altre città europee: la mancanza di bagni pubblici. Cavaglià lo ha raccontato in un articolo pubblicato su un’altra newsletter, #tispiegoildato di Donata Columbro. Marta e gli altri membri di Infraestrutura Pública hanno costruito un bagno pubblico ambulante da zero, e lo hanno portato per sette giorni in varie piazze della città che subiscono la mancanza di servizi gratuiti di questo tipo. Sono partiti proprio da Praça Paiva Couceiro, piccola, poco frequentata dai turisti, ma centro della vita dei residenti del quartiere.
L’operazione è stata realizzata completamente dal basso, grazie al supporto reciproco tra i vari cittadini. C’era chi trasportava bacinelle d’acqua, chi la carta igienica, chi assorbenti e tamponi, il tetto, il cestino e così via. «L’abbiamo fatto per sottolineare un paradosso: qualsiasi cittadinǝ può costruire un bagno pubblico, anche se molto precario, mentre le autorità che hanno tutti i mezzi economici e tecnologici per farlo non lo fanno. Come è possibile che nel 2025, nella capitale di un paese europeo, non ci siano queste infrastrutture di base? È come se stessimo andando indietro nel tempo», dice la portavoce.
La popolazione ha reagito con curiosità, ma è stata un’operazione costruttiva ed eloquente: molti non si avvicinavano perché pensavano fosse a pagamento, dato che sono inseriti in un sistema di privatizzazione totale. Aggiunge Marta: «Altre l’hanno usata e poi hanno condiviso la loro esperienza con il resto dei bagni pubblici di Lisbona, spesso inaccessibili alle persone che usano sedie a rotelle, passeggini o deambulatori, a causa delle dimensioni dei cancelli di entrata o dei servizi stessi. Altre ancora hanno paura di entrare e rimanere chiusi dentro o non riescono a decifrarne i vari bottoni».
A Lisbona non esiste una mappatura ufficiale dei bagni pubblici, ma si tratta di un’infrastruttura che ha caratterizzato la storia della città. Tramite un’indagine autonoma il collettivo ha scoperto che in passato i bagni pubblici assomigliavano a casa, con tetti e più ingressi. Svolgevano anche ruoli sociali, come garantire l’igiene, luoghi di incontro e assistenza (il bagno è ancora chiamato casa de banho). Dopo aver mappato l’accessibilità, costi e orari di quelli presenti oggi in città, Infraestrutura Pública ha creato un volantino distribuito in bar e farmacie, e poi una mappa interattiva online che localizza i bagni pubblici della città, indicando orari, costi e riferimenti utili. Oggi la mappa include 29 WC e tre orinatoi gratuiti, 10 WC a pagamento e 12 bagni pubblici accessibili in luoghi come biblioteche o centri commerciali.
Nel 2023, il Comune di Lisbona aveva annunciato una nuova rete di bagni “inclusivi”. Secondo quanto riportato nell’articolo, l’amministrazione non ha dato seguito concreto alla promessa né risposto alle richieste di aggiornamenti. Nel frattempo, il collettivo prepara un libro con anni di dati e riflessioni sulla scomparsa dello spazio pubblico. E continua a monitorare, insieme ai cittadini, quei pochi bagni che ancora “resistono”. Quello di Lisbona è un esempio di azione civile che può avere un impatto concreto su tutta la cittadinanza. Ed è verosimilmente replicabile ovunque.