Si parla da anni di fuga di cervelli. Ma è stato il 2024 a segnare un punto di svolta. L’anno scorso l’ISTAT ha registrato un aumento del 20% delle emigrazioni per l’estero, che sono passate da 158mila del 2023 a poco meno di 191mila. L’aumento è dovuto all’impennata di espatri di cittadini italiani, che sono stati 156mila, +36,5% rispetto al 2023.

Dove si trasferiscono gli italiani? Oltre a mete storiche come Germania e Regno Unito, tra i primi tre Paesi ce n’è uno che fino a dieci anni fa era ritenuto invece poco attrattivo: la Spagna. L’anno scorso il 12,1% degli italiani espatriati si è trasferito nel Paese iberico, solo la Germania raccoglie una percentuale maggiore, comunque di poco (12,8%).

Non è un caso. Negli ultimi anni, infatti, la Spagna ha trainato l’emigrazione italiana: nel 2015 si erano trasferiti nel Paese poco più di 4mila italiani, mentre oggi il flusso è quattro volte tanto e le tendenze indicano che non si è esaurito. Anzi, la Spagna dovrebbe presto diventare il Paese più ambito per chi sceglie di trasferirsi all’estero.

Sul Corriere della Sera, l’editorialista Federico Fubini sintetizza così le ragioni del successo spagnolo: «il Paese cresce, presenta poche difficoltà di inserimento ed è percepito da molti giovani italiani come socialmente e culturalmente più aperto». Una linea su cui Pedro Sánchez, al governo dal 2018, ha puntato con risultati notevoli su occupazione e PIL. Tra le conseguenze, l’aumento del salario minimo nazionale, approvato poche settimane fa.

Senza dimenticare il ruolo della parità di genere. La Spagna attrae molti giovani italiani, in gran parte donne: il gruppo più rappresentato tra i laureati, e quindi tra chi si sposta all’estero. Se i report confermano l’importanza crescente di contesto sociale e equilibrio vita-lavoro nelle scelte di carriera, è probabile che l’immagine positiva della Spagna abbia favorito una svolta. Lo dimostra un dato: per la prima volta, lo scorso anno le donne italiane hanno superato gli uomini tra i nuovi arrivi nel Paese. Un risultato che segue vent’anni di crescita più rapida della presenza femminile rispetto ad altri contesti europei.