Le Baleari interrompono le campagne turistiche con gli influencer
di Davide TragliaLe Isole Baleari dicono addio agli influencer. L’arcipelago spagnolo, da anni meta prediletta di milioni di turisti provenienti da tutto il mondo, ha deciso di interrompere la collaborazione con le star dei social network, colpevoli di aver contribuito — seppur involontariamente — a un’escalation di turismo di massa in aree delicate e poco attrezzate a sostenere una pressione così intensa.
Il governo regionale, che comprende isole iconiche come Maiorca, Ibiza, Minorca e Formentera, aveva adottato una strategia di influencer marketing per distribuire i flussi turistici: l’obiettivo era di alleggerire la pressione nei punti più noti e spostare i visitatori verso aree meno frequentate, valorizzando al contempo l’intero territorio. Ma la strategia si è rivelata un boomerang.
Il caso più emblematico riguarda Caló des Moro, una minuscola insenatura nel comune di Santanyí, a Maiorca, con una capienza naturale di circa cento persone. Dopo che alcuni influencer molto seguiti hanno cominciato a condividere immagini e video del luogo, la caletta si è trasformata in una meta ambita per migliaia di turisti in cerca dello scatto perfetto. Lo scorso giugno, María Pons, sindaco di Santanyí, ha convocato una conferenza stampa per denunciare la situazione diventata ormai insostenibile. «Ogni giorno arrivano qui fino a 4.000 persone e 1.200 veicoli», ha dichiarato, implorando giornalisti e operatori del turismo di non menzionare più la cala.
Caló des Moro non è un caso isolato. A Maiorca, quest’estate, i residenti hanno protestato denunciando un turismo sempre più superficiale, fatto di visite rapide, scatti da social e poca attenzione per l’ambiente e le comunità locali. Anche a Es Vedrà, l’iconico isolotto a largo di Ibiza, il punto panoramico del Mirador è stato chiuso al pubblico dopo che migliaia di persone vi si riversavano ogni giorno, spinti dalle immagini presenti in rete e condivise dagli influencer. Un fenomeno ribattezzato “turismo dei selfie”: visitatori attratti da foto virali e suggerimenti social, che raggiungono luoghi remoti per pochi minuti, scattano qualche foto e poi se ne vanno, lasciando dietro di sé traffico, rifiuti e un impatto ambientale devastante.
«La nostra strategia ha avuto l'effetto completamente opposto a quello previsto, ed è in contrasto con la politica governativa volta a contenere il turismo», ha dichiarato un portavoce dell’ente del turismo delle Baleari. L’esperimento dell’influencer marketing, pensato per “decongestionare” i siti più popolari, ha finito per creare nuovi epicentri di sovraffollamento, spesso in aree ambientalmente sensibili, non attrezzate e difficili da gestire.
Il caso delle Baleari è però soltanto la punta dell’iceberg. Anche nelle Isole Canarie e in città come Barcellona, Madrid, Siviglia o Malaga sta crescendo il malcontento legato all’overtourism. È ormai sempre più evidente – e il “caso” italiano di Roccaraso lo racconta bene – che la sovraesposizione digitale ha un impatto forte e reale sui territori: inquinamento, crisi abitativa, aumento dei prezzi, pressione sulle risorse naturali. I residenti denunciano una cementificazione selvaggia, la trasformazione delle case in alloggi turistici a breve termine, e l’impossibilità di trovare una casa a prezzi sostenibili.
Il 18 maggio la piattaforma “Canarias tiene un límite” ha mobilitato centinaia di migliaia di persone fra Santa Cruz de Tenerife, Las Palmas, Fuerteventura, La Gomera e Lanzarote al grido di «Le Canarie non sono in vendita». A fronte di 2,2 milioni di residenti, ogni mese arrivano oltre un milione di turisti. «Non siamo contro il turismo, ma contro questo attuale modello predatorio», hanno dichiarato.
In un mondo in cui le destinazioni si decidono sempre più su Instagram e TikTok, le Baleari hanno scelto di sottrarsi a questa logica che trasforma i luoghi in scenografie temporanee. L’obiettivo è scoraggiare il turismo mordi-e-fuggi e promuovere un approccio più sostenibile e rispettoso dell’ambiente, dei luoghi più fragili e delle comunità locali. Un cambio di rotta che – si spera – faccia presto scuola anche altrove.