Per crescere non bastano due genitori. Nonostante la propaganda sulla famiglia tradizionale, composta da un uomo e una donna, voglia farci credere il contrario, i biologi evoluzionisti e gli antropologi sono convinti che non saremmo sopravvissuti ed evoluti come specie se non avessimo fatto affidamento sugli altri per prendersi cura dei nostri figli e figlie.

Nel 1975, il sociobiologo Edward Wilson coniò il termine "alloparenting", “genitorialità altra”, per descrivere la pratica di individui diversi dalla madre o dal padre che si prendono cura di una prole. Le famiglie definite "tradizionali" non sono autosufficienti, perché i bambini umani, a differenza di altre specie, sono molto esigenti e occorre molto tempo prima che diventino autonomi. «Dobbiamo dedicare un sacco di energie ai nostri figli. È molto diverso, per esempio, dai salmoni, che riproducono una prole dopo l'altra e poi muoiono», ha detto Robin Nelson, professore associato di antropologia alla Santa Clara University.

Prendersi cura dei figli senza alcun supporto spesso porta al burnout dei genitori, che a sua volta può avere conseguenze negative per l'intera famiglia. Culturalmente, c’è la convinzione che le madri debbano sapere come prendersi cura dei figli ed essere in grado di farlo da sole. Questo le espone al rischio di depressione post-partum e può provocare ansia nei figli. I ricercatori sono convinti che siamo una specie sociale, e quindi il carico della genitorialità non deve ricadere solo sui genitori, in particolare sulle madri.

Oggi, però, la creazione di reti per la condivisione della cura è più difficile, a causa dell’impostazione individualistica delle nostre vite. Ma la presenza di “allogenitori” può arricchire l’esistenza delle persone piccole, esponendole a diversi approcci ed esplorare nuovi aspetti della loro personalità.

Tradizionalmente gli “allogenitori” erano nonni, zii, zie e altri membri della comunità, oggi invece possono provenire anche da relazioni formali e retribuite, come tate, babysitter, insegnanti, animatori e operatori di asili nido.

Possono anche essere informali, includendo vicini, amici e altri adulti che interagiscono regolarmente con i bambini. Troppe figure che si alternano potrebbero creare ansia nei bambini, ma finché si tratta di figure su cui possono contare, questo non dovrebbe verificarsi.

Come ha affermato Darby Saxbe, professoressa associata di psicologia e direttrice del Center for the Changing Family presso l'Università della California del Sud: «Nessuna persona dovrebbe mai fare tutto da sola quando si tratta di genitorialità». «Una persona che è un ottimo compagno di gioco non è necessariamente la più adatta per supportare l'apprendimento o fornire assistenza fisica. Queste competenze possono provenire da persone diverse e completarsi a vicenda, e alla fine il bambino riceve più attenzione e più supporto».