«Con Papa Francesco c'è stato più spazio per esprimere il dissenso»
Dal sinodo sulla sinodalità voluto dal Papa, ovvero quel processo di ascolto che in teoria doveva coinvolgere tutta la Chiesa, dalla sua base ai vertici, al ruolo delle donne in Vaticano, fino alle dichiarazioni sui medici abortisti bollati come sicari: papa Francesco era pur sempre un Papa.
Anche sotto questo pontificato sono state usate parole violente riguardo a temi come l’aborto e l’identità di genere, non discostandosi quindi molto dai suoi predecessori. Ma per le femministe e i movimenti LGBTQ+ cattolici è stato un pontificato diverso dagli altri. Come spiega Elisa Belotti, giornalista che si occupa di diritti e fede, «è stato un papato in cui è stato possibile esprimere il dissenso e questo ha dato una spinta al femminismo cattolico e ha permesso che potesse puntare l'asticella sempre più in alto. La voce comunque andava da qualche parte, non cadeva completamente nel vuoto e questo sicuramente è significativo, questo pontificato ha permesso di entrare in relazione».
«All'interno dei contesti accademici è stato dato spazio per lo studio e l'approfondimento e la divulgazione della teologia femminista. Sempre più teologhe hanno potuto dedicarsi a questo», dice Belotti. Il papato di Francesco è anche coinciso con una maggiore visibilità delle persone LGBTQ+, anche cristiane. Ma sulle questioni di genere «da un lato Papa Francesco ha parlato di accoglienza per tutti e per tutte, dall'altro, chiaramente bisogna anche lavorare su come questo cambia o impatta la mentalità condivisa». Del resto, nonostante l’apertura alle benedizioni delle coppie dello stesso sesso, «Papa Francesco ha sostenuto che il “gender” fosse uno dei mali più grandi dell'umanità», spiega Belotti.
«Con lui ci sono state delle spinte anche molto dirompenti, delle prese di posizione sia simboliche che concrete che prima non erano neanche lontanamente possibili». Un esempio è stato il tema dei preti pedofili, fino a poco tempo fa nascosto sotto il tappeto. «Dall'altra parte però tanto è rimasto in sospeso», dice Belotti. «Bisognerà vedere col prossimo pontificato dove si deciderà di andare».