È di nuovo l’una e mezza di notte, domani - o meglio, ormai oggi - hai di nuovo la sveglia presto e ti chiedi perché non sei riuscito neanche stavolta a chiudere gli occhi prima. La risposta in cuor tuo la sai: hai studiato o lavorato tutto il giorno; perso tempo per raggiungere il posto di lavoro, la scuola, l’università; poi ci sono state le faccende o la cura dei figli. E tu, puntualmente, hai pensato: io, dopo una giornata del genere, questa puntata in più di The White Lotus me la merito o *aggiungere attività ludica che si preferisce* pure.

Sacrificare le proprie ore di sonno in nome di un po’ di tempo personale si chiama “procrastinazione del sonno”. È stato coniato nel 2014 dalla Dott.ssa Floor Kroese, scienziata dell'Università di Utrecht e dal suo team, ma è diventato più popolare nel 2020, quando la giornalista Daphne K. Lee ha twittato di essersi imbattuta in un termine cinese (報復性熬夜) un po’ più specifico, tradotto come “revenge bedtime procrastination” (procrastinazione del sonno per vendetta), nato in reazione alle condizioni lavorative estreme come il sistema “996”, dichiarato nel 2021 illegale dalla Corte suprema cinese.

I ricercatori dell'Università del Minho e dell'Università Centrale del Cile, hanno individuato, poi, tre parametri affinché si possa parlare di procrastinazione: un ritardo non preventivato, nessuna ragione valida e la consapevolezza che le proprie azioni avranno conseguenze negative.
Come ha spiegato il National Center for Biotechnology Information, «la privazione del sonno compromette il pensiero, la memoria e il processo decisionale» e rende «le persone più suscettibili a problemi cardiovascolari e disturbi metabolici».

Il crescente interesse per la procrastinazione del sonno è ancora in una fase embrionale: alcuni studi la collegano a una mancanza di autocontrollo, altri la associano al conflitto tra il cronotipo serale – i “gufi” – e una società costruita su orari da “allodole”. A questo si aggiunge il doomscrolling, spesso a letto, e il fatto che, in quanto esseri umani, siamo pieni di contraddizioni. Forse la verità sta nel mezzo: avremmo bisogno di più tempo senza lavorare, non di rubarlo al sonno.