Siamo entrati in un forum di incel per capire cosa pensano di sé, delle donne e di "Adolescence"
a cura di Ambra UselliniNelle ultime settimane, complici le discussioni su “Adolescence” – la serie Netflix di Jack Thorne e Stephen Graham – nel discorso pubblico sono decuplicate le conversazioni su incel, redpill e menosfera, e i forum dove solitamente queste comunità si incontrano – questi luoghi seminascosti nelle pieghe di internet, ignorati dai più – si sono trovati improvvisamente nell’occhio del ciclone. Io, che di quando in quando bazzico il Forum dei Brutti, ho cercato di seguire da vicino le ripercussioni di questo improvviso interesse su comunità che solitamente vivacchiano nell’ombra.
Da un giorno all’altro i vari forum sono stati inondati da nuovi utenti: chi timidamente è arrivato lì dopo aver guardato la serie domandandosi se quello potesse essere il suo posto, e chi alla ricerca di fraterna comprensione; chi vuole farsi valutare per capire se il suo sentirsi brutto è solo una mancanza di autostima o una dura realtà, e chi vuole ritagliarsi un ruolo da messia e si intrufola nei thread per convincere gli utenti che una vita piena e soddisfacente è a portata di mano, «basta solo smettere di piangersi addosso».
E poi troll, silenziosi lurker che guardano increduli tutto questo ribollire (hello, it’s me!) e svariate “np”, “non persone” come vengono chiamate qui le donne (questo però non è accaduto in tutti i forum: su Un brutto Forum, per esempio, alle femmine proprio non viene permesso di iscriversi). Tra queste: ragazze che si definiscono redpillate ma che si scontrano con il fatto che chi sta su questi forum, i locals per così dire, non hanno particolare voglia di empatizzare con i problemi delle donne – redpill o non, altre alla ricerca di un confronto costruttivo, altre ancora che si infilano nelle conversazioni in cui gli utenti chiedono di essere votati elargendo punteggi troppo alti e venendo istantaneamente sbugiardate («se l’avessi incontrato per strada sicuramente gli avresti dato palo!»).
Sul FdB, l’invasione ha portato gli admin a correre ai ripari e a compilare delle nuove linee guida per i naviganti. Un luogo che fino a qualche settimana fa era popolato solo da convinti sostenitori della dottrina, un posto dove stare nascosti dietro i propri avatar e sfogarsi, è improvvisamente diventato una piazza illuminata a giorno da giganti riflettori. Tra le schiere c’è chi proprio non se ne capacita e auspica un’espulsione di massa per tutti gli intrusi (e soprattutto le intruse). Gli admin allora corrono da un thread all’altro cercando di tenere a bada gli umori e se qualcuno esagera con gli insulti a danno dei nuovi membri viene presto bannato (ma poi c’è un thread per farlo tornare) o almeno redarguito.
Prima di tutta questa attenzione, luoghi come il Forum dei Brutti vivevano in uno stato di quasi completa imperturbabilità, nati prettamente come contenitori di scontento maschile sono placidi covi di misoginia e antifemminismo – ma anche posti in cui ci si sente liberi di confrontarsi, condividere solitudini e delusioni, darsi manforte e spronarsi a resistere, per come si può, alla crudeltà e all’intrinseca “ingiustizia del mondo contemporaneo”. Luoghi in cui fondamentalmente ci si sente compresi e non bisogna nascondere o giustificare le proprie posizioni. A loro dire, l’essere improvvisamente guardati, scrutati, stanati e giudicati provoca diffuso scontento, anche una certa stanchezza, la sensazione di essere maggiormente vulnerabili e di dover difendere strenuamente le proprie posizioni da temibili contaminazioni che potrebbero inquinarle.
A questo attacco dall’interno si aggiunge anche un flusso continuo di articoli e approfondimenti che, nei media tradizionali, parlano apertamente di queste comunità mettendo i vari utenti davanti alle definizioni e le descrizioni date di loro online. Compaiono allora altrettanti thread in cui i membri dei diversi forum hanno commentato in primis la serie stessa e poi la narrazione che gli altri fanno di loro. Non stupirà però che, nonostante qualche timido avventore gioisca del proliferare di articoli su di loro così che almeno se ne parli, in generale il sentimento verso queste rappresentazioni sia negativo.
Di “Adolescence” non notano i tentativi di mettere in luce le solitudini maschili, le incomprensioni, le frustrazioni, la mancanza di strumenti emotivi e il non imporre un giudizio netto su nessuno dei personaggi pur biasimandone le azioni violente; preferiscono invece concentrarsi sugli errori di casting: il personaggio di Jamie non li rappresenta minimamente perché è interpretato da un attore che a loro dire ha più l’aspetto di un futuro Chad (dove con Chad si intende il classico ragazzo belloccio, quello a cui nella vita viene tutto facile in virtù del fatto che ha un bell’aspetto) ed è troppo giovane, e normalmente la consapevolezza dell’ingiustizia del mondo nei confronti dei sub7 (i brutti) si acquisisce attraverso l’esperienza di continui rifiuti e difficoltà e quindi ci si convince della struttura immutabile del mondo, come prescritta dalla redpill, in età più avanzata.
Tutto il resto – i profili, le interviste, gli approfondimenti – è considerato mediamente “scorretto” e “superficiale”: dicono di sentirsi targettizzati, schiacciati su uno stereotipo, vittime mai carnefici, che l’odio diffuso che esprimono per le donne non c’entra niente con i femminicidi, loro «condannano la violenza» (la maggior parte delle volte, soprattutto se a perpetrarla è una persona non bianca), loro «registrano solo la realtà e la accettano con il capo chino». A seguito degli ultimi casi di cronaca, nonostante gli sguardi esterni, proseguono con le loro manie. Si votano ossessivamente tra loro basandosi su scale e parametri talmente specifici da non risparmiare nessuno, votano le donne (e i discorsi si fanno quasi filosofici, perché secondo alcuni non ne esistono da 10 visto che, in generale, le “non persone” non hanno l’anima), votano persino Stefano Argentino (tra il 5,5 e il 6,5) e dibattono sulle dinamiche che l’hanno portato all’omicidio, ripensano a Turetta e De Marco, cercando di capire chi fosse potenzialmente un incel e chi invece solo un normaloide blupillato frustrato, incapace quindi, al contrario del tipico celibe involontario, di incassare rifiuti, dimentichi – sembra – della loro stessa rabbia contro le donne, pilastro cardine del forum.
Dopo l’assalto, dopo le luci della ribalta, insomma sembra che per loro niente cambi davvero. Non c’è spiraglio, non c’è possibile decostruzione attraverso il confronto. Chi crede nella red pill rimane inscalfibile, si tiene stretta la sua personale versione di realtà, modellata in una forma rigida e immutabile e non sembra accettare – ne andasse della sua stessa sopravvivenza – l’eventualità che i ruoli cambino, che la performatività e gli standard di bellezza siano insostenibili per uomini e per donne, che la mascolinità e la femminilità siano uno spettro di possibilità e non gabbie. Pur di evitare di scendere a compromessi e anche solo provare a immaginare una società realmente equa, questi maschi preferiscono rimanere ancorati alle solite, spesso consolatorie ma paralizzanti, credenze.