Se un’insegnante usa Onlyfans non c’è niente di male: il vero scandalo è il suo stipendio da fame
di Melissa AgliettiUn’insegnante di scuola materna ha deciso di aprire circa un mese fa un profilo su Only Fans. Lo ha fatto, come ha spiegato in un’intervista al Messaggero, «un po’ per gioco, un po’ per curiosità, un po’ per vedere se si guadagnava davvero. In un giorno prendo lo stipendio di un mese». Come maestra infatti prende circa 1.200-1.300 euro al mese, un “salario da fame” che costringe lei e altri a una vita precaria. Al momento, l’insegnante è stata sospesa, nonostante alcuni genitori si siano schierati dalla sua parte. In tutta questa storia, quello che scandalizza è il lavoro sessuale della maestra, non il fatto che come lei molti altri insegnanti siano condannati a dover fare doppi lavori per mantenersi, perché quello principale non consente una vita dignitosa, di pensare al futuro.
Probabilmente, se l’insegnante in questione, dopo le ore a scuola, avesse fatto qualsiasi altro lavoro - dalla cameriera alle ripetizioni - nessuno avrebbe gridato allo scandalo, ma forse addirittura sarebbe stata lodata per la sua dedizione al lavoro, per essersi “rimboccata le maniche”. Il problema qui, a quanto pare, è il lavoro fatto con il sesso, la gestione autonoma di che cosa fare con il proprio corpo, l’ipocrisia di ritenere “degradante” questo tipo di attività e di innalzare chi magari invece il corpo lo deve massacrare 12 ore al giorno, lavorando in un ristorante, per pochi soldi e al nero. Il messaggio quindi è chiaro: accettate di essere sfruttati e sfruttate, ma guai a chi decide di percorrere questa via per uscire dalla spirale della precarietà.
Certamente, per rompere il cerchio dello sfruttamento e della precarietà è necessario agire collettivamente, perché le soluzioni individuali restano tali. Ma imparare a scegliere per che cosa indignarsi è un primo passo verso un futuro diverso.