La "crisi della virilità" non esiste: il problema è la mascolinità tossica
di Davide TragliaIeri, durante una sessione dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Priamo Bocchi ha affermato che l’uomo «si è “devirilizzato”, è troppo dipendente, nelle relazioni, dalla donna e laddove la donna lo respinge o lo allontana va in tilt». Si tratta di una dichiarazione che non solo legittima la violenza maschile, ma che è anche radicalmente errata sul piano logico perché confonde le conseguenze con le cause, suggerendo che il problema sia la mancanza di virilità e non il suo oppressivo modello tossico.
In altre parole, Bocchi sostiene che la mascolinità tossica non sia il problema, bensì la soluzione: un ritorno a una virilità “arcaica” e dominante eviterebbe la violenza contro le donne e i casi di femminicidi. Tale ragionamento è aberrante sotto diversi aspetti. Primo, nega il problema culturale della violenza di genere, attribuendolo a una presunta fragilità maschile causata dall'emancipazione femminile. Secondo, implica che il controllo sulle donne sia necessario per un equilibrio sociale, riaffermando così l'idea patriarcale per cui le donne devono essere subordinate agli uomini per la stabilità della società.
Come spesso accade, per giustificare la sua affermazione Bocchi si è aggrappato a presunte teorie scientifiche affermando che «lo sostengono anche diversi sociologi». In realtà, un sociologo che ha trattato bene il tema c’è ma non sarebbe di certo d’accordo con le sue affermazioni giustificazioniste. È Pierre Bourdieu, che nel celebre saggio Il dominio maschile, spiega come la società androcentrica abbia per secoli imposto una violenza simbolica che costringe tanto gli uomini quanto le donne a interiorizzare i rapporti di potere come naturali. La mascolinità non è uno scudo contro la violenza, ma la sua origine: è l’educazione alla supremazia maschile che instilla nei maschi il “diritto” di possesso sulle donne. È sempre a causa di questo dominio maschile che gli uomini si sentono legittimati ad “andare in tilt” – volendo usare le parole di Bocchi.
Le affermazioni di Bocchi sono anche più pericolose se si tiene conto dei tantissimi, troppi, casi di violenza contro le donne e di femminicidi. Secondo l’Istat, il 31,5% delle donne ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Nel 2024, sono oltre 100 le donne uccise dagli uomini. Questi dati non sono certo il risultato della "devirilizzazione" maschile, bensì di un modello culturale che da secoli continua a legittimare la violenza e il diritto di possesso sulle donne.
Il problema della mascolinità tossica non riguarda soltanto le donne, vittime principali della violenza patriarcale, ma anche gli uomini stessi. La necessità di dimostrare costantemente la propria forza spinge questi a reprimere quei sentimenti umani necessari – come l’emotività, la paura, la tristezza ecc. – considerati “femminili” e impedisce agli stessi di sviluppare relazioni sane. Il modello virile priva i maschi della capacità di chiedere aiuto e li porta a vivere in un costante stato di insicurezza e di isolamento emotivo. La rigidità di questo modello è tale che anche chi apparentemente ne trae beneficio ne diventa in realtà prigioniero.
Le parole del consigliere Bocchi non sono solo un insulto al buon senso, ma rappresentano un pericoloso passo indietro nel percorso di decostruzione degli stereotipi di genere. Dire che la violenza maschile nasca dalla perdita di virilità significa legittimare la mascolinità tossica, accettare un modello in cui l’uomo è padrone e la donna deve essere sottomessa per evitare di scatenarne la furia. Questo è il vero pericolo di simili affermazioni: distogliere l’attenzione dalla necessità di educare al rispetto e all’uguaglianza, per riproporre vecchi schemi di dominio che hanno già dimostrato di essere la causa, e non la soluzione, del problema.
Finché questo modello resterà in piedi, continueremo ad assistere a violenze, femminicidi e a generazioni di uomini che vivono la propria identità come una prigione. Se vogliamo ridurre la violenza maschile e costruire una società più giusta, dobbiamo smantellare il mito della virilità tossica, oggi considerata un valore imprescindibile. È tempo di smettere di giustificare la violenza e di iniziare a cambiare la narrazione.