Il problema non è il freestyle omofobo di Olly ma la diseducazione alla diversità
di Vincenzo LigrestiNegli ultimi giorni è tornato alla ribalta un vecchio video di un freestyle con barre omofobe di Olly: «Tu sei una c-ecca però con una acca in più, non ti fott*rei la tipa, non mi piace l’HIV, alla tv ti fai tante s*ghe che beh non ti prendi l’AIDS». Era il 2019, aveva 18 anni. Per quelle parole si era scusato già nel 2023, durante un’intervista a Fq Magazine: «Riconosco di aver usato quelle parole con una leggerezza di un ragazzino», «era un freestyle di esercizio per la mia logopedista per curare la erre moscia, poi degenerato nella scrittura senza alcun senso».
In molti ora difendono Olly, sottolineando che, crescendo, le persone maturano e imparano a rispettare le diversità. Del resto, da persona queer, posso dire di aver incontrato diversi “Olly” nella mia vita: persone che la pensavano come le sue barre e/o mi hanno insultato durante l’adolescenza, dopo anni si sono scusate dicendomi che all’epoca non avevano ancora gli strumenti per capire, erano troppo immature. Di buon grado, ho accettato le loro scuse.
Eppure, tutti quei “era giovane, si può cambiare, ha fatto una cazzata” che ho letto in queste ore mi paiono un’occasione persa. Mi pare più costruttivo aggiungere un’ulteriore analisi: Invece di giustificare in retrospettiva chi è già cambiato, non sarebbe più utile educare fin da subito i giovani alla convivenza delle diversità?
Le scuse di Olly sono importanti, ma chi lo giustifica dimentica un dettaglio; il problema non è il suo personale passato, ma il presente di una società intera: il video è più attuale che mai. I 18enni stronzi esistono ancora, così come le vittime di bullismo, e (in questo caso specifico) chi ne approfitta per diffondere falsità sulla inesistente “teoria gender” peggiora soltanto la situazione.
C’è una sostanziale differenza tra scusarsi in prima persona per i propri errori ed essere giustificati da quella parte di società che si autoassolve. Nessuno qui chiede la testa di Olly, o che non vada all’Eurovision, tutt’altro. Sto solo dicendo che se vivessimo già in una società più consapevole, io mi sarei evitato anni di terapia per 18enni di turno che la pensavano come Olly, e loro di sentirsi mortificati anni dopo.