Un anno per una visita. Ma almeno ci vai con la targa personalizzata
Non dovrebbe essere la normalità aspettare un anno per una visita specialistica. Ma tutti abbiamo un amico/a, collega o famigliare a cui è capitato. I più sfortunati escono dalla propria città e attraversano una, due, a volte tre Regioni per un’operazione prenotata mesi prima. I più fortunati (chi può permetterselo, chi ha un lavoro che include l’assicurazione) pagano le strutture private e in 2-3 giorni risolvono la questione. L’Italia non è gli Stati Uniti, ma di anno in anno il sistema sanitario nazionale (SSN) fatica sempre di più a mantenere fede al suo scopo: garantire il diritto alla salute per tutti e tutte.
Fondazione GIMBE stima che nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni che hanno superato il tempo massimo indicato per legge sono state più di 4 milioni. Soltanto tre Regioni raggiungono la soglia di garanzia. Solo in Marche, Lazio e Basilicata almeno il 90% delle prime visite viene garantito entro i tempi stabiliti per la relativa classe di priorità. Territori che rappresentano 7,7 milioni di abitanti, il 13,1% della popolazione nazionale. E forse anche meno, poiché il dato sulla Basilicata non riporta le urgenze, spiega SalutEquità, l’associazione indipendente che ha svolto l’analisi.
Attese e mancanza di risorse portano alla rassegnazione. Secondo l’ultimo rapporto Istat pubblicato a fine ottobre, l’anno scorso il 9,6% della popolazione (5,6 milioni di persone) ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento anche se ne aveva bisogno. Ma nella legge di Bilancio per il 2027, annunciata dal Governo la scorsa settimana, il SSN non è una priorità.
La cosiddetta “manovra” prevede 2,4 miliardi in più per la sanità. Insieme al miliardo “ereditato” dalla manovra del 2026 la dotazione sale a 146,3 miliardi. Una crescita di poco superiore al 2% che non sarà neanche sufficiente a contenere l’inflazione. Meloni non è venuta incontro alle richieste delle Regioni, a cui è affidata la gestione del SSN. Chiedevano 6,8 miliardi, soprattutto per aumentare gli stipendi di medici e infermieri. Il Governo ne ha stanziati la metà. Deludendo anche il Ministro della Salute del suo stesso esecutivo, Orazio Schillaci, che di miliardi ne chiedeva 5,5.