Nella città del caffè sospeso, la solidarietà si sposta dal bar agli ambulatori: chi può contribuisce, chi ne ha bisogno riceve una visita, un esame o una consulenza senza pagare. È la logica della “cura sospesa”, una rete di iniziative che prova a rispondere a un problema sempre più concreto: quando i soldi non bastano, a essere rinviate non sono soltanto le spese secondarie, ma anche quelle per la salute. A Napoli sono nati diversi presìdi che offrono prestazioni gratuite grazie alla collaborazione tra medici, associazioni, volontari e realtà del territorio.

A Bagnoli, per esempio, Auser ha aperto un ambulatorio sociale nella sede dello Spi Cgil, con medici specialisti e consulenze gratuite. A Soccavo, invece, Medici di Strada e la parrocchia Madonna de La Salette hanno attivato un ambulatorio con 15 specialisti, su prenotazione. C’è poi il poliambulatorio solidale della Caritas a Casa Bartimeo, nel centro della città, che offre assistenza sanitaria gratuita alle persone in difficoltà economica e sociale. Il modello richiama quello del caffè sospeso: qualcuno mette a disposizione una prestazione per chi arriverà dopo e non può permettersela. A cambiare è ciò che viene lasciato “in sospeso”: non più soltanto un caffè, ma una visita medica, un esame diagnostico, una consulenza.

L’iniziativa si inserisce in un quadro di crescente bisogno. All’Emporio Gocce di Rugiada di Poggioreale, le richieste sono passate da circa 20 a 50 al giorno. All’Emporio San Giuseppe, tra San Giovanni e Barra, vengono seguite 240 famiglie in maniera continuativa e altre 80 saltuariamente. La povertà può portare anche rinunciare a una visita, rimandare un esame o non riuscire ad acquistare una terapia. Gli ambulatori sospesi cercano di intervenire proprio lì, dove il bisogno economico rischia di trasformarsi in rinuncia alle cure.

È una nuova forma di solidarietà che riprende una tradizione napoletana: lasciare qualcosa per chi verrà dopo. Solo che questa volta, ciò che si lascia sospeso è la possibilità di curarsi.