Dopo i 14 sold-out (su 21 proiezioni) dello scorso anno, e i 37mila euro incassati in appena 11 sale sparse per l'Italia, “Porco Rosso” torna al cinema anche questo 25 aprile, per ribadire il suo messaggio contro la guerra e contro il fascismo: un'iniziativa simbolica (e politica) più che commerciale, dal momento che il film – il sesto lungometraggio animato diretto da Hayao Miyazaki – è disponibile da tempo on-demand su Netflix.

Basato sul manga “Hikōtei jidai” (letteralmente: “L'era degli idrovolanti”) e concepito originariamente come cortometraggio di mezz'ora per la Japan Airlines, “Porco Rosso” fu allungato dallo Studio Ghibli e distribuito nei cinema nel 1992, dopo lo scoppio delle guerre jugoslave: un'idea «sciocca», avrebbe poi detto il regista: «è stato sciocco da parte mia realizzare un film “adulto” per i bambini».

Ambientato nei cieli sopra al Mar Adriatico, racconta infatti la storia di un aviatore anarchico che, dopo la Prima Guerra Mondiale, viene colpito da una maledizione che lo trasforma in un maiale antropomorfo; d'altronde, «piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale» dice lui, quando gli viene chiesto di aderire al regime per poter rientrare in Italia: una sequenza diventata il simbolo di un pensiero politico.

“Porco Rosso” sarà proiettato, per la sola giornata di sabato, nei cinema di alcune città italiane – tutte nella storia della Resistenza: al Metropolitan di Napoli; al Giulio Cesare, all'Euricine e al Quattro Fontane di Roma; al Fiorella di Firenze, al Garibaldi di Prato e al Nazionale di Torino – fra gli altri. Sarà distribuito anche in alcune sale dei circuiti UCI Cinemas e The Space.