«Congeliamo gli ovuli per non farlo con i nostri diritti»
In Italia conservare gli ovociti attraverso la crioconservazione, per preservare la propria fertilità e posticipare così la genitorialità, può costare fino a 7mila euro, senza contare le spese annuali di conservazione.
Si tratta quindi un privilegio economico riservato a poche persone che possono permetterselo. Eppure sono moltissime quelle che convivono con condizioni che riducono la fertilità, come endometriosi o menopausa anticipata. Anche la crisi climatica e l’inquinamento minano la fertilità. Se da un lato quindi si parla di natalità e di misure a suo sostegno, si fa poco per garantire la genitorialità. Per questa ragione, il collettivo-osservatorio Stiamo Fresche ha lanciato “Congeliamo gli ovuli, non i diritti”, una campagna di sensibilizzazione e una petizione, per rendere gratuita e pubblica la crioconservazione degli ovociti come prestazione di prevenzione sanitaria fino a 40 anni. Questo perché per il collettivo tutelare la fertilità significa garantire uguaglianza, salute e libertà di scelta.
Al momento, la crioconservazione gratuita è prevista per persone malate oncologiche. Tra le altre richieste previste nella petizione, anche un Registro Nazionale della Crioconservazione per garantire trasparenza e dati pubblici su motivazioni, età al prelievo, esiti, tempi di attesa, equità territoriale, costi. Si chiede inoltre di avviare campagne pubbliche di informazione e prevenzione per promuovere una cultura della fertilità basata su diritti, dati e cura.
«La libertà riproduttiva non può dipendere dal reddito, specialmente in questo momento storico. Meno retorica sulla denatalità e più strumenti: chiediamo che la preservazione della fertilità sia riconosciuta come diritto alla salute pubblica, non come scelta privata di chi può permetterselo», spiega Marta Maria Nicolazzi, sociologa e co-fondatrice di Stiamo Fresche.
«Nessuno ci insegna a preservare la nostra fertilità però ci vogliono madri, pronte a esperire al compito principe in quanto donne fertili», dice Valentina Lucia Fontana, presidente dell’associazione Eva in Rosso, associazione no profit per la promozione e l'educazione alla salute mestruale. «È tutto sbagliato, bisogna costruire una cultura della fertilità».