Il cancro al seno è uguale per tutte, la prevenzione e la cura no
Prevenire il tumore al seno al Nord non è la stessa cosa che farla al Sud. Qui la mortalità per il tumore al seno è diminuita del 6%, un valore molto distante dal 21% del Nord. In alcune regioni come Calabria, Molise e Basilicata, secondo quanto riporta il Post in un articolo, sono stati osservati addirittura degli incrementi, rispettivamente del 9%, del 6% e dello 0,8%.
Questa differenza è anche dovuta a una minore offerta di programmi di screening organizzati al Sud, che coprono solo un terzo della popolazione target, mentre nel Nord la copertura supera i due terzi. Come spiega al Post Paola Mantellini, coordinatrice dell’Osservatorio nazionale screening, al Sud le aziende sanitarie fanno più fatica a organizzare e gestire le campagne di screening anche a causa della complessità del territorio, perché molte persone abitano in zone lontane da ospedali e ambulatori. Inoltre, le donne meno istruite o economicamente svantaggiate rischiano di non accedere nemmeno agli screening preventivi: solo il 60% di chi ha molte difficoltà economiche (contro il 78% di chi non ne ha). La scarsa informazione e una bassa health literacy (alfabetizzazione sanitaria) fanno sì che molte donne non conoscano l’importanza dello screening o non ricevano adeguate comunicazioni sull’esistenza di programmi di prevenzione.
In caso di diagnosi poi, oltre il 70% delle pazienti con cancro al seno sostiene spese private nel percorso di cura soprattutto per farmaci e visite specialistiche, con un costo medio annuo pari a 1.665 euro. Il fenomeno coinvolge in particolare le residenti nel Centro e nel Sud e Isole. Come ricorda Paola Chiara Masuzzo nella sua newsletter “Fate ə monellə”, che tratta anche di salute, cancro e femminismi, «non si tratta di responsabilizzare, ma piuttosto di mettere le persone - in questo caso specifico le donne - nelle condizioni di poter prendersi cura di sé». «Abbiamo bisogno di educare alla salute, abbiamo bisogno di alfabetizzazione sanitaria», scrive. «E non soltanto attraverso le singole forme di interesse personale, istruzione, e utilizzo delle proprie risorse, ma anche e soprattutto attraverso il supporto fornito dai sistemi sanitari».