Per molte persone l’insonnia è un problema debilitante. Spesso viene affrontato come una questione privata, ma è collegato ad aspetti legati alla vita sociale e alla strutture urbane dei quartieri. Perciò, perché non affrontare la questione in modo collettivo insieme al vicinato? Da questa premessa nasce l’iniziativa dell’artista iraniana Mona Mohagheghi, che ha prima coinvolto i residenti del quartiere Giambellino di Milano per mappare luci e rumori molesti, poi ha dato forma a chiosco pop-up in cui scambiare rimedi. Dalle tisane ritenute più efficaci alle abitudini, ma anche suoni, racconti e “rituali”.

Il progetto nasce da una collaborazione con il centro d’arte partecipata Milano Mediterranea (@milanomediterranea_mm), è durato un mese e si è svolto in tre fasi. «Prima insieme ai cittadini ci siamo trovati una sera per camminare lungo le strade di Giambellino e Lorenteggio. Telefono alla mano abbiamo registrato i valori del suono e segnato i punti illuminati con luci fastidiose», spiega Mohagheghi a VD. Successivamente il quartiere ha riportato le informazioni raccolte su una mappa realizzata con un lenzuolo. «Insieme abbiamo ricamato i vari punti analizzati, segnando in colore rosso i luoghi più rumorosi e fastidiosi, in verde le zone silenziose», dice l’artista.

Infine le persone del quartiere sono state invitate a condividere i propri rimedi per il sonno durante un workshop di erboristeria popolare. I consigli sono stati stampati nell’ambito del laboratorio per realizzare delle fanzine che sono state distribuite durante il festival Twiza 2025, che si è svolto in Giambellino tra il 17 e il 19 ottobre. «Abbiamo creato un’installazione, un chiosco pop-up per condividere questo archivio collettivo dedicato al riposo – racconta Mohagheghi – all’entrata i visitatori trovavano la mappa appesa, poi dentro si immergevano in un ambiente onirico, con luci colorate e la sonorizzazione a cura del produttore Gianni Pennichella, che ha alternato suoni bianchi a rumori fastidiosi come notifiche e registrazioni dalle strade del quartiere». Ai visitatori sono state regalate le fanzine con i consigli per dormire e una soluzione di erbe, per realizzare tisane o da mettere sotto al cuscino per conciliare il sonno con un buon profumo.

L’installazione, dal nome Ecologia dell’Insonnia, ha l’obiettivo di inquadrare il tema del sonno come questione urbana e politica: un invito a immaginare un quartiere che si prenda cura del sonno dei suoi abitanti tanto quanto della loro vita diurna. Tutto nasce da un’esperienza personale. «Per un periodo ho abitato in un quartiere popolare in un condominio molto affollato, la mia camera aveva una finestra sulla strada e avevo grosse difficoltà a dormire», racconta l’artista, che da più di 10 anni vive in Italia. «Pensavo fosse solo una questione mia – continua – invece parlando con le persone ho capito che è un disagio molto diffuso nei contesti urbani, soprattutto in quelli popolari». Da qui l’idea di affrontare la questione a livello collettivo. 

«Quando capisci che riguarda altre persone, ti accorgi che non si tratta più di una cosa personale o un fallimento che riguarda solo noi – conclude – Si tratta di una conseguenza della vita contemporanea nelle città grandi, non è solamente una questione privata».