Un italiano su cinque, soprattutto al Sud, non sa che i programmi di screening per la prevenzione dei tumori sono gratuiti – e il 20% dichiara di non seguirli perché «non ha tempo» o perché «ritiene di stare bene». E infatti, quando nel 2023 furono invitati a sottoporsi ai test 16 milioni di persone, si presentarono nelle ASL solo in 6,9 milioni (al Sud, meno di uno su tre).

Secondo le stime della Fondazione GIMBE, questo comporta oltre 50mila diagnosi di tumore mancate, e quindi pericolosi ritardi nelle cure. «Aderendo ai programmi gratuiti di screening del servizio sanitario pubblico si può prevenire il 40% dei tumori» ha dichiarato Orazio Schillaci, ministro della Salute, aprendo gli Stati Generali della Prevenzione a Napoli, alla vigilia dell'annuncio della leucemia mieloide del cestista Achille Polonara – che già aveva curato un tumore ai testicoli due anni fa.

Lo screening più trascurato, in Italia, è quello per il tumore al colon-retto, tra i più aggressivi: l’adesione si attesta intorno al 34% (ma solo il 20% al Sud); seguono i test per la cervice uterina (41% in media) e per la mammella (55%). Il Ministero sta pensando di estendere gli screening anche al polmone – per cui oggi si effettuano circa 10mila test all’anno – e alla prostata. Entro il 2026, sarà operativo il Prevention Hub, un portale finanziato con 30 milioni di euro del PNRR, dove cittadine e cittadini potranno recuperare tutte le informazioni sanitarie.

«La lotta contro i tumori passa dalla collaborazione tra pubblico e privato» aveva già dichiarato Schillaci nel weekend; «continueremo a sostenere il Servizio Sanitario Nazionale con attenzione, competenza e umanità». Per legge, il SSN spende oggi il 5% delle sue risorse in prevenzione (nel 2023 circa 6,7 miliardi di euro, 300 milioni in più rispetto all’anno precedente) – ma siccome non basteranno, si ipotizza di alzare la quota all’8%. Puntuale è arrivata la replica di Elly Schlein, segretaria del PD: «è inutile che il governo parli di prevenzione sanitaria se non hanno messo un euro in più per contrastare le liste d'attesa».