Sanità, 6 milioni di italiani rinunciano alle cure: liste d’attesa infinite e costi troppo alti
Circa sei milioni di italiani – ossia uno su dieci – hanno riferito di avere rinunciato a visite mediche o esami specialistici negli ultimi 12 mesi, principalmente per colpa delle lunghe liste d'attesa e per la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie: è quello che emerge dal Rapporto Annuale 2025 dell'Istat, che evidenzia l’aggravarsi delle difficoltà di prenotazione negli ultimi cinque anni, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19.
Già l’associazione Cittadinanzattiva, tra gennaio 2023 e maggio 2024, aveva raccolto 24mila segnalazioni da persone che avevano avuto problemi a prenotare una visita: il 31% aveva segnalato il blocco delle liste d’attesa, il 20% aveva lamentato difficoltà nel contattare i centri di prenotazione, mentre il restante 50% aveva riferito di tempi molto oltre le scadenze.
La rinuncia alle cure colpisce soprattutto le donne e gli adulti fra i 45 e i 54 anni, anche al Nord, mentre cresce il ricorso al privato senza rimborsi da assicurazioni: rispetto al 2023, la quota è salita dal 19,9 al 23,9% della popolazione.
Secondo un’indagine di Altroconsumo, infatti, solo il 40% circa degli italiani sa che esistono dei tempi massimi di attesa per ottenere l’appuntamento per una visita o un esame. Le regole però non vengono rispettate nel 52% delle visite e nel 36% degli esami, che hanno attese medie di circa 105 giorni.
Il 30% degli italiani che ha scelto di rivolgersi alla sanità privata ha speso in media 138€. La spesa pubblica per prestazioni sanitarie, sempre secondo il Rapporto Istat, è quindi salita a 130,1 miliardi dai 123,7 miliardi dello scorso anno. Rispetto al decennio scorso, la spesa è cresciuta del 26,8%.