Serve davvero il vaccino contro l’HPV? Assolutamente sì, perché come spiega AIRC «protegge dall’infezione da papilloma virus umano (HPV), che causa i tumori della cervice uterina e altri tipi di cancro che colpiscono donne e uomini». Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 5% di tutti i casi di cancro nel mondo è legato all’HPV e, anche nei Paesi con sistemi sanitari avanzati, dove screening e prevenzione sono più diffusi, il virus è comunque responsabile del 3% dei tumori femminili e del 2% di quelli maschili.

Per questo l’OMS raccomanda la vaccinazione prima dell’inizio dell’attività sessuale, quando il rischio di contagio è maggiore, sia per le ragazze che per i ragazzi, per proteggerli anche da condilomi e tumori anogenitali e orofaringei. Ma il vaccino è utile anche per gli adulti perché, pur essendo più efficace se somministrato prima di qualsiasi esposizione al virus, può comunque offrire protezione contro alcuni ceppi a cui una persona non è ancora stata esposta. Tuttavia, anche chi è vaccinato deve continuare a sottoporsi ai controlli di screening, perché il vaccino protegge dai ceppi di HPV più pericolosi, come il 16 e il 18, ma non da tutti e perché potrebbe esserci stata un’esposizione al virus prima della vaccinazione.

 

In Italia, le linee guida raccomandano alle donne tra i 25 e i 64 anni di effettuare il Pap test ogni tre anni. Dopo i 30 anni, questo può essere sostituito o affiancato dal test HPV, che identifica direttamente la presenza del virus e può essere ripetuto ogni cinque anni. Più in generale, l’obiettivo dell’OMS è quello di eliminare il cancro del collo dell’utero come problema di salute pubblica, puntando a vaccinare almeno il 90% delle ragazze sotto i 15 anni entro il 2030. La combinazione di vaccinazione e screening regolare può salvare milioni di vite, rendendo la prevenzione uno strumento essenziale per la salute di tutti.