Nel nostro Paese si parla poco e male di prevenzione al suicidio e soprattutto non tutti sanno cosa si può fare quando davvero si sta male. Il problema non è solo culturale, ma anche strutturale. E si vede nel momento in cui il sistema dovrebbe fare di più, ad esempio dopo la dimissione da un reparto di SPDC, acronimo che sta per Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura.

L'Italia ha una Raccomandazione ministeriale per prevenire i suicidi dentro l'ospedale, la n. 4 del 2008. Per quello che succede dopo la dimissione, nella finestra temporale che la letteratura scientifica identifica come la più a rischio, non esiste però un protocollo nazionale equivalente.

Nel nostro Paese, quando si parla di salute mentale, a fare la differenza è dove stai, non come ti senti. A livello internazionale, è proprio la continuità della cura l'unico fattore identificato come realmente protettivo nella fase post-ricovero. Ma questo dipende da dove abiti, da quanti operatori ha quel servizio territoriale e da quanto è sovraccaricato il Centro di Salute Mentale del tuo comune.

Quando una persona esce da un reparto psichiatrico, insieme a lei viene dimessa anche la sua famiglia, che si trova spesso senza gli strumenti per prendersene cura e senza nemmeno un referente medico da chiamare. Smettere di trattare il ricovero psichiatrico come uno stigma è di sicuro il primo passo. Il secondo è costruire un sistema che sia ancora lì quando si esce e si torna a casa.

Senza continuità nella cura, non esiste vera prevenzione per il suicidio, ma solo emergenze da gestire volta per volta, sperando di non arrivare troppo tardi. Se tu o qualcuno vicino a te sta attraversando un momento difficile, puoi chiamare il Telefono Amico al 02 2327 2327 o contattare il tuo Centro di Salute Mentale di riferimento. In caso di emergenza chiama il 112.