A Bologna un gioco da tavolo è stato al centro di un esperimento che ha messo in dialogo mondo ludico e pratica psicologica, aprendo a possibili applicazioni in ambito clinico. Protagonista dell’iniziativa è Dixit, utilizzato all’interno dell’installazione interattiva del progetto “Closer – Becoming the City”, promosso dalla città di Bologna.

Pubblicato per la prima volta nel 2008, Dixit è un party game basato su carte illustrate prive di testo, pensate per stimolare interpretazioni multiple. A ogni turno un giocatore assume il ruolo di narratore e associa una carta a un indizio verbale; gli altri partecipanti scelgono, tra le proprie, quella che meglio si presta alla stessa suggestione. Le carte vengono poi rivelate e il gruppo deve individuare quella originale. La dinamica si fonda sull’equilibrio tra ambiguità e chiarezza dell’indizio e sulla costruzione di significati condivisi, elemento che ne ha favorito la diffusione anche al di fuori dell’ambito ludico.

Secondo alcuni specialisti, proprio questa struttura rende il gioco potenzialmente utile in contesti psicologici. «Il concetto di ‘proiezione’ è indispensabile per capire le potenzialità di Dixit nel mio ambiente – spiega a Open la dottoressa Chiara Coci, neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza presso il Policlinico di Milano – In poche parole è un meccanismo di difesa che utilizziamo tutti nella vita di ogni giorno e che ci porta ad attribuire qualcosa che abbiamo dentro, paure, giudizi, sogni, speranze, a uno stimolo esterno che tira fuori ciò che abbiamo sotterrato in maniera indiretta e inconscia».

La logica, aggiunge, è simile a quella dei test proiettivi: «Le macchie di Rorschach funzionano allo stesso modo perché grazie a qualcosa di indefinito è possibile intuire cosa c’è dietro a livello di funzionamento della persona. Il test di Rorschach è scientificamente dimostrato e usato in tribunale, Dixit non ancora, ma è stato creato da Jean-Louis Roubira, uno psichiatra infantile esperto della relazione mamma-bambino».

Pur non essendo uno strumento standardizzato, il gioco viene comunque osservato con interesse in ambito clinico. «Ha un potenziale incredibile perché le sue carte hanno caratteristiche importanti in fase diagnostica: sono suggestive, raccolgono elementi dell’immaginario quotidiano, stimolano la nostra immaginazione, la riflessione e quindi la proiezione», osserva la specialista.