L’altruismo non è lavoro, ma va tutelato dal burnout
Si dà spesso per scontato che il volontariato sia un’attività gratificante di per sé, ma purtroppo non sempre questo succede. Per quanto l’altruismo sia una forma di cura che coinvolge intimamente chi lo pratica, diversi fattori esterni possono trasformare una meravigliosa esperienza umana e sociale in un’attività altamente stressante.
Affronta questo aspetto poco raccontato una delle tesi magistrali premiate a metà dicembre da CESVOPAS, centro punto di riferimento per gli studi sul fenomeno sociale del volontariato, e Avis Brescia. Giorgia Amighetti, laureata in Psicologia degli interventi clinici, ha coinvolto un campione di 460 volontari di ANPAS Lombardia, già formati come soccorritori nelle ambulanze, per indagare il loro livello di burnout e il ruolo della connectedness – la connessione che si crea tra il volontario e l’associazione di appartenenza – come possibile fattore protettivo. I risultati mostrano che gli effetti positivi sulla salute dei volontari – ampiamente dimostrati in ambito scientifico – non sono assoluti: ci sono delle possibilità di sviluppare disturbi psicosociali, il più comune dei quali è il burnout.
I fattori decisivi sono la mancanza di risorse e il senso di inclusione. Come ha spiegato Amighetti in un'intervista al quotidiano Il Giorno «la ricerca conferma che all’aumentare delle richieste cresce anche il burnout, mentre più risorse si hanno, più aumenta la connectedness». Riconoscere il valore e il ruolo del volontario fa la differenza. Ma purtroppo, come ammette la stessa autrice, spesso le associazioni sono carenti sotto questo aspetto. A volte basta un «semplice grazie» o organizzare «momenti conviviali» per aumentare la «percezione di sentirsi riconosciuti in associazione» e quindi parte del gruppo. Le realtà più strutturate propongono anche dei momenti di debriefing, «soprattutto in caso di esperienze ad alta intensità emotiva», annota l’autrice.
Il legame con la realtà in cui si opera è quindi fondamentale per il benessere mentale dei volontari. E di conseguenza riduce «il turnover, in un ambito come quello del volontariato in ambulanza che è un pilastro per l’intera società». Resta però complesso studiare in modo preciso la diffusione del burnout in questo ambito per via della desiderabilità sociale, cioè la tendenza a raccontare «una cosa più positiva di ciò che è nella realtà». Il volontariato, che incarna di per sé valori positivi, è naturalmente soggetto a questa mistificazione, non sempre consapevole.